Il senso del disgusto aiuta a evitare le infezioni

L’ipotesi

Il senso del disgusto aiuta a evitare le infezioni

Originariamente il senso del disgusto potrebbe essersi evoluto per ridurre il rischio di infezioni alimentari. Con il tempo poi è stato influenzato dalla cultura. Ora si cerca di scoprire se le diverse manifestazioni del disgusto possano influenzare il microbioma e quindi il sistema immunitario

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Immagine: Jessie Jacobson / Flickr (https://www.flickr.com/photos/jessiejacobson/3492557883)
di redazione

Il senso del disgusto ce l’hanno tutti, ma c’è chi ce l’ha più pronunciato di altri. E questi ultimi potrebbero essere più fortunati perché, secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, una maggiore sensibilità nei confronti degli odori e dei sapori del cibo potrebbe proteggerli dalle infezioni. Gli “schifiltosi” sarebbero quindi più al sicuro delle persone di bocca buona. 

I ricercatori della Washington University in St. Louis hanno cercato di scoprire se la sensazione di disgusto rispetto a probabili fonti di infezione riuscisse effettivamente a proteggere la salute evitando il contatto con alcuni microbi. E per farlo hanno raccolto informazioni sulla popolazione di tre comunità Shuar indigene ecuadoriane. Tutti i partecipanti allo studio vivevano in ambienti ricchi di agenti patogeni. Gli scienziati hanno osservato che le persone con uno spiccato senso di disgusto avevano livelli inferiori di quei biomarcatori associati a una risposta immunitaria a infezioni batteriche o virali. Il che suggerisce che essere particolarmente sensibili agli odori e ai sapori degli alimenti, provando facilmente un forte senso di avversione a determinati cibi, possa effettivamente proteggere la salute. Gli “schifiltosi” hanno in sostanza maggiori probabilità di evitare di mangiare quel che può fargli male, come del cibo avariato per esempio.

Tuttavia i ricercatori hanno sottolineato che l’associazione tra il disgusto e le infezioni è anche influenzata dalle condizioni locali. 

I membri delle comunità particolarmente esposte a patogeni nelle loro attività della vita quotidiana, tra cui procurarsi acqua e cibo, non possono permettersi di avere un elevato senso del disgusto. Chi invece vive in comunità economicamente più sviluppate dove è più facile evitare le fonti di potenziali infezioni può alzare il livello di disgusto permettendosi di rifiutare alcuni alimenti poco gradevoli al gusto e all’olfatto. 

I risultati dello studio suggeriscono che in origine il disgusto possa essersi evoluto proprio per aiutare gli esseri umani a tenersi lontano dalle possibili fonti di infezione. E che poi abbia cominciato a essere influenzato dalle abitudini culturali e dalla tradizioni culinarie differenti nelle diverse parti del mondo. 

«Ad esempio, molti gruppi, inclusi i partecipanti Shuar a questo studio, inseriscono gli insetti nella loro dieta senza trovarlo disgustoso. Ma molti americani potrebbero essere disgustati al pensiero di mangiare un insetto. Quindi, mentre alcune cose, come le feci, sembrano suscitare sensazioni  di disgusto nella maggior parte delle persone, altri stimoli sembrano variare in base alle norme culturali e alle condizioni di vita»,  dice Theresa Gildner, della Washington University in St.Louis, tra gli autori dello studio.

Il team di ricerca intende continuare a studiare gli effetti protettivi del disgusto. 

«Abbiamo in programma di esplorare come il senso del disgusto possa cambiare con l'età tra gli Shuar, specialmente se le condizioni di vita e l'esposizione a probabili fonti di infezione cambiano durante la vita di un individuo. Siamo anche interessati ad andare oltre le infezioni per indagare su come la sensibilità al disgusto possa influire su altri fattori associati alla salute umana, inclusa la composizione del microbioma», conclude Gildner.