Siamo sicuri che il colesterolo Hdl sia veramente “buono”?

Il sospetto

Siamo sicuri che il colesterolo Hdl sia veramente “buono”?

Chi ha valori alti è più esposto al rischio di gastroenterite e polmonite
redazione

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C’è un’insospettata associazione tra livelli di colesterolo Hdl e il rischio di contrarre malattie infettive come gastroenterite e polmonite. Dimostrando che il colesterolo buono gioca un ruolo importante nel sistema immunitario

Cresce il sospetto che abbia goduto finora di una fama  immeritata. L’Hdl, da sempre considerato il “grasso buono” del sangue e antagonista del “cattivo” Ldl, sembrerebbe invece associato a un maggior rischio di contrarre malattie infettive come gastroenterite e polmonite. 

A rivelarlo è uno studio pubblicato sull’ European Heart Journal che manda in frantumi l’alibi di tutti i golosi con valori di colesterolo totale superiori alla norma: avere l’Hdl alto non li mette al riparo da problemi di salute. 

Il sospetto che l’high-density lipoprotein (Hdl, lipoproteine a elevata densità) non fosse così buono come immaginato nasce dagli studi sugli animali. Nella fase pre-clinica delle sperimentazioni sono emerse numerose prove a sostegno dello stretto legame tra Hdl e sistema immunitario. Mancavano però riscontri negli esseri umani. 

«Numerose ricerche sugli animali e sulle cellule - ha dichiarato Christian Medom Madsen, coautore dello studio - indicano che l’Hdl gioca un ruolo importante nel sistema immunitario. Il nostro studio è il primo ad analizzare il legame tra l’Hdl e il rischio di malattie infettive tra la popolazione generale». 

I ricercatori dell’Università di Copenaghen che hanno condotto lo studio hanno raccolto informazioni su 100mila individui “schedati” nel Copenhagen General Population Study, uno studio sulla salute della popolazione danese.  Dall’analisi dei dati è emerso che valori di Hdl molto alti o molto bassi sono associati a una maggiore probabilità di venire colpiti da una malattia infettiva.

Nel campione analizzato, rappresentativo della popolazione generale, il 21 per cento degli individui aveva valori di Hdl molto bassi, mentre l’8 per cento aveva valori molto alti. In entrambi i casi il rischio di contrarre una gastroenterite o una polmonite aumenta rispetto a chi ha le giuste concentrazioni di colesterolo buono. Più precisamente: chi ha valori di Hdl molto bassi ha il 75 per cento di probabilità in più di ammalarsi e chi ha valori molto alti ha un rischio superiore del 43 per cento. 

«Sorprendentemente - ha dichiarato Børge Nordestgaard medico, professore dell’University of Copenhagen e primario al Copenhagen University Hospital - abbiamo trovato che individui sia con valori bassi e che alti di colesterolo Hdl avevano un rischio alto di venire rivoverati per malattie infettive. E, cosa ancora più importante, questi stessi gruppi avevano un elevato rischio di morire a causa di queste malattie». 

Lo studio è di tipo “osservazionale”, si limita cioè a mostrare un’associazione tra due fenomeni ma non può dimostrare l’esistenza di un legame di causalità. I ricercatori quindi non possono concludere, sulla base del loro studio, che valori alti o bassi di Hdl siano la causa di un rischio maggiore di infezioni, ma non possono neanche escluderlo. 

«I nostri risultati indicano che le future ricerche sul ruolo e la funzione dell’Hdl non possono limitarsi esclusivamente alle malattie cardiovascolari. Ma dovranno concentrarsi sul ruolo dell’Hdl in altre malattie, come quelle infettive», concludono i ricercatori.