La soglia del dolore è bassa? Potrebbe dipendere dal gene dei Neanderthal

La scoperta

La soglia del dolore è bassa? Potrebbe dipendere dal gene dei Neanderthal

Dà solo fastidio. No, fa malissimo. La reazione al dolore non è uguale per tutti. C’è chi prova sofferenze acute più facilmente degli altri. E la “colpa” potrebbe essere dei Neanderthal che avevano una soglia del dolore più bassa. Qualcuno di noi potrebbe aver ereditato questa caratteristica

Figure_of_Neanderthal,_by_Borivoje_Žuža.jpg

Immagine: Sadko / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)
di redazione

Sensibili al dolore? Tutta “colpa” del Neanderthal che è in noi. Secondo uno studio condotto dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology in Germania e dal Karolinska Institutet in Svezia, pubblicato su Current Biology, i nostri antichi cugini avevano una soglia del dolore bassa, una caratteristica che alcuni esseri umani potrebbero avere ereditato. Così si spiegherebbe come mai la sofferenza fisica non viene percepita da tutti allo stesso modo. E il fastidio provato da qualcuno è invece un dolore insopportabile per altri. Non è certo la prima volta che gli evoluzionisti trovano nel Dna dell’Homo sapiens sapiens tracce dell’ibridazione con i Neanderthal. Gli incroci tra le due specie hanno inevitabilmente lasciato qualche segno genetico. 

Gli autori di questo nuovo studio hanno scoperto che molti Neanderthal erano portatori di tre mutazioni di un gene che codifica per la proteina NaV1.7, responsabile di trasmettere sensazioni dolorose al midollo spinale e al cervello. Da una indagine genetica su mezzo milione di abitanti del Regno Unito è emerso che lo 0,4 per cento delle persone possiede quella stessa mutazione ancora oggi associata a una soglia del dolore più bassa della media. 

«I Neanderthal e i loro parenti asiatici, i Denisoviani, si sono evoluti in gran parte separatamente dagli antenati degli umani odierni per circa 500mila anni. Durante quel periodo, ogni gruppo ha accumulato indipendentemente cambiamenti genetici che sono diventati frequenti o definitivi. Tuttavia, alla fine della loro storia, uomini di Neanderthal e Denisoviani si incrociarono con gli esseri umani moderni, il che portò alla presenza di molte varianti genetiche dei Neanderthal e dei Denisoviani negli esseri umani di oggi. Poiché sono ora disponibili diversi genomi di Neanderthal di alta qualità, è possibile identificare i cambiamenti genetici che si sono verificati in molti o nella maggior parte dei Neanderthal, indagare i loro effetti fisiologici e valutare le loro conseguenze quando si verificano nelle persone oggi», scrivono i ricercatori che hanno concentrato la loro attenzione sul meccanismo del dolore. 

La proteina NaV1.7 è una sorta di interruttore che accende il dolore o, per dirla con le parole degli scienziati, «è una manopola del volume che regola il livello di dolore nelle fibre nervose». 

I ricercatori hanno scoperto che le mutazioni genetiche del gene SCN9A  che codifica per la proteina NaV1.7 provocano un cambiamento in tre aminoacidi della proteina. Per avere la prova che questi cambiamenti fossero responsabili del differente comportamento della proteina, gli scienziati hanno inserito la sequenza mutata del gene in uova di rana e cellule renali umane, due scenari adatti a studiare l’attivazione del dolore. 

È stato osservato che la proteina modificata scatena gli impulsi dolorosi molto prima della proteina non modificata. 

«È difficile dire se i Neanderthal abbiano provato più dolore perché il dolore è anche modulato sia nel midollo spinale che nel cervello. Ma questo lavoro mostra che la loro soglia a cui inviare impulsi del dolore era inferiore rispetto alla maggior parte degli esseri umani di oggi», commentano i ricercatori.