Il sospetto: i farmaci per l’Hiv rendono l’organismo più sensibile alla sifilide?

L’ipotesi

Il sospetto: i farmaci per l’Hiv rendono l’organismo più sensibile alla sifilide?

Le terapie antiretrovirali hanno un indesiderato effetto collaterale: la malattia fa meno paura e la prevenzione diventa meno urgente. Ma non basta il mancato uso dei preservativi a giustificare l’aumento dei casi di sifilide. Un recente studio suggerisce un’ipotesi alternativa
redazione

La prima ipotesi è la più ovvia, ma è quella sbagliata. Il fenomeno in cerca di una spiegazione è il seguente: negli ultimi dieci anni tra gli uomini omosessuali e bisessuali sono considerevolmente aumentati i casi di sifilide. Perché? Il mancato uso di precauzioni, generalmente indicato come principale responsabile, non c’entra. 

Secondo un recente studio pubblicato su Sexually Transmitted Infections la ragione è un’altra: i farmaci antiretrovirali utilizzati per l’Hiv, (Highly Active Anti-Retroviral Therapy, Haar, ossia terapia antiretrovirale altamente attiva) potrebbero rendere l’organismo più esposto al batterio Treponema pallidum responsabile della sifilide. Per gli scienziati del Canada e del Sud Africa che hanno condotto lo studio, l’ipotesi che va per la maggiore non è infatti convincente.  

Legittimamente, dicono, si potrebbe pensare che l’efficacia delle terapie per l’Hiv, che hanno reso l’infezione meno rischiosa e meno temuta, abbiano fatto abbassare la guardia tra i maschi omosessuali o bisessuali provocando un aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili a causa di rapporti non protetti. 

Ma ciò non spiegherebbe come mai l’aumento delle infezioni  riguarda solo la sifilide e altre malattie sessualmente trasmissibili come la clamidia o la gonorrea. In cerca di una spiegazione alternativa, i ricercatori hanno analizzato, ricorrendo a sistemi matematici, l’impatto dei farmaci antiretrovirali sui cambiamenti del comportamento e del sistema immunitario. Il loro obiettivo era quello di ottenere un valore numerico che sciogliesse ogni dubbio sulle responsabilità della maggiore diffusione della sifilide degli ultimi anni: colpa delle abitudini sessuali rischiose oppure delle difese immunitarie compromesse dai farmaci? Dai loro calcoli risulta che i cambiamenti dei comportamenti sessuali incidono sui casi di sifilide, ma da soli non giustificano la recente impennata. 

I cambiamenti del sistema immunitario giocano quindi un ruolo decisivo, dicono i ricercatori. La presenza del batterio Treponema pallidum provoca una risposta immunitaria che prevede l’aumento del numero dei linfociti T e di una serie di sostanze chimiche incaricate di difendere l’organismo. I farmaci antiretrovirali soffocherebbero questa attività. La clamidia e la gonorrea, invece, provocano reazioni differenti e ciò spiegherebbe perché queste infezioni non hanno seguito il trend della sifilide. I ricercatori vogliono ricordare che i farmaci antiretrovirali sono stati associati anche ad un aumento del rischio di altre malattie come il cancro. 

«In generale questo studio - dicono i ricercatori - suggerisce un possibile legame tra i farmaci antiretrovirali e un maggiore rischio di malattie infettive e non infettive, una potenziale conseguenza imprevista che giustifica ulteriori studi».

La nuova spiegazione non convince però completamente i ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora che hanno commentato lo studio in un editoriale pubblicato sullo stesso numero della rivista. Susan Tuddenham, Maunank Shah, e Khalil Ghanem definiscono l’ipotesi “intrigante” e degna di approfondimenti futuri, ma fanno notare una serie di lacune nella ricostruzione dello scenario. Innanzitutto, sostengono gli editorialisti, l’incremento dei casi di sifilide rispetto ad altre malattie sessuali potrebbe dipendere semplicemente dalle mancate diagnosi di gonorrea e clamidia. 

Inoltre, dicono i tre commentatori, è stata trascurata la complessità delle relazioni sessuali, come la durata della relazione e o il numero di partner o il ridotto uso di preservativi nei rapporti più stabili, tutte condizioni che potrebbero influenzare il rischio di infezioni. Infine, lanciano una domanda provocatoria: come si spiega l’epidemia di sifilide degli anni Ottanta e Novanta prima dell’avvento dei farmaci antiretrovirali?

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