Lo sport migliora la memoria

Lo studio

Lo sport migliora la memoria

L’attività sportiva potrebbe essere usata per migliorare le performance scolastiche ma anche per prevenire il deterioramento della memoria causato dall’invecchiamento o dall’Alzheimer. Perché se l’attività è intensa sale la produzione di encocannabinoidi che aumentano le connessioni neurali

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Immagine: David Saroyan / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)
di redazione

Fa bene al cuore, all’umore, ai muscoli, alle ossa. E fa bene al cervello. Che altro serve per incoronarlo “re indiscusso della prevenzione”? Lo sport non ha rivali. È l’unica strategia che promette vantaggi alla salute tanto del corpo che della mente. Un recente studio dell’Università di Ginevra pubblicato su Scientific Reports dimostra, per esempio, che un’intensa attività fisica migliora la memoria e le abilità motorie. I benefici dell’esercizio sono visibili immediatamente, appena terminato lo sforzo fisico. C’è da sperare, affermano i ricercatori, che lo sport venga usato sempre più come strategia per prevenire deficit della memoria dovuti all’invecchiamento o per migliorare le performance scolastiche degli studenti. 

Gli scienziati hanno reclutato per l’esperimento 15 uomini adulti in salute  non atleti e li hanno sottoposti a un test di memoria al termine di tre tipi diversi di attività: 30 minuti di pedalata di moderata intensità, 15 minuti di cyclette a intensità elevata (raggiungendo l’80 per cento del loro massimo battito cardiaco) e nessuna attività fisica. 

Appena concluse le diverse sessioni, i partecipanti venivano messi alla prova con un test di valutazione della memoria e della velocità di riflessi che consisteva nell’associare oggetti che comparivano su uno schermo ai tasti della tastiera. Bisognava in sostanza ricordarsi quale tasto premere in corrispondenza di un’immagine e farlo nel minore tempo possibile. 

Ebbene, i migliori risultati sono stati ottenuti dai volontari che hanno pedalato intensamente. Le immagini della risonanza magnetica hanno completato il quadro, indicando che gli sportivi più affaticati mostravano una maggiore attivazione di alcune aree cerebrali coinvolte nella memoria. Sembrerebbe quindi che ad un maggiore sforzo corrispondano maggiori benefici sulle capacità cognitive e motorie. Come mai? Tutto dipenderebbe dai livelli di endocannabinoidi, molecole prodotte mentre ci si allena capaci di aumentare la plasticità sinaptica, ossia le connessioni tra neuroni. «Circolano nel sangue e attraversano facilmente la barriera ematoencefalica. Quindi si legano per specializzare i recettori cellulari e innescano questa sensazione di euforia. Inoltre, queste stesse molecole si legano ai recettori dell'ippocampo, la principale struttura cerebrale per l'elaborazione della memoria», afferma Kinga Igloi, docente presso il Dipartimento di Neuroscienze della Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra, che ha guidato lo studio. 

I ricercatori hanno misurato i livelli di endocannabinoidi nel sangue dei partecipanti, osservando valori molto più alti nelle persone che avevano svolto l’esercizio più intenso. 

Più intensamente ci si allena, più si attiva l’ippocampo e più aumentano i livelli di endocannabinoidi. Sommando i due effetti la salute del cervello ci guadagna. 

«L’attività sportiva può essere un intervento di facile attuazione, poco invasivo e poco costoso. Ad esempio, sarebbe utile programmare un'attività sportiva alla fine di una mattinata scolastica per consolidare la memoria e migliorare l’apprendimento?», si chiedono i ricercatori in conclusione.