Stati Uniti: i medici stranieri curano meglio di quelli made in USA

Il medico di origine indiana Vivek Hallegere Murthy. A fine 2014 è stato nominato dal presidente Barack Obama Surgeon General of the United States
Risorsa preziosa

Stati Uniti: i medici stranieri curano meglio di quelli made in USA

Il rapporto pubblicato sul Bmj arriva al momento giusto. I camici bianchi con una laurea straniera curano meglio di quelli con un diploma made in Usa. Significa che i sistemi di selezione del personale funzionano e che chiudere le frontiere vuol dire rinunciare a una risorsa preziosa
redazione

Tutti contro Trump. Negli ultimi giorni le critiche al decreto sull’immigrazione firmato dal presidente degli Stati Uniti hanno campeggiato sulle home page delle più prestigiose istituzioni scientifiche americane: bloccare le frontiere fa male alla scienza. E quando la scienza in questione è la medicina, le conseguenze di quelle scelte politiche diventano ancora più temibili. C’è in gioco la qualità delle cure offerte ai cittadini.  Le proteste dei medici americani rimbalzano sulle più note riviste di scienza made in Usa, dal Scientific American  al New England Journal of Medicine tanto per citarne alcuni.

Il messaggio in sintesi è sempre lo stesso: senza il personale straniero gli ospedali non possono garantire servizi efficienti. Limitare gli ingressi da qualunque paese può trasformarsi in un pericoloso boomerang per la salute della popolazione statunitense. Come dimostrarlo? 

Proprio al momento giusto arriva dalle pagine del Bmj, servito su un piatto d’argento, un rapporto che dimostra, dati alla mano, non solo che i medici stranieri sono bravi quanto quelli americani, ma che i loro pazienti muoiono di meno. Vale ovviamente per tutti, anche per chi proviene dai 7 paesi della black list. 

Ed è un dato da sottovalutare visto che negli Usa più di un quarto dei medici e dei chirurghi provengono dall’estero e si sono laureati in università di altri paesi. Molti di loro hanno ottenuto la cittadinanza, ma una consistente percentuale (il 7,5 % di tutti i medici) possiede un visto lavorativo. 

Rinunciare a queste risorse vuol dire darsi la zappa sui piedi. Sì perché dall’indagine pubblicata sul Bmj  emerge che il tasso di mortalità tra i pazienti presi in cura dai dottori stranieri è più basso di quello registrato tra i malati affidati ai medici americani. In realtà parlare di stranieri, di americani e di nazionalità diverse è una comoda semplificazioni a cui però dobbiamo rinunciare. Al centro della ricerca infatti ci sono i titoli accademici e non i dati anagrafici: i laureati nelle università americane vengono cioè paragonati a quelli con un diploma conseguito all’estero.

Ebbene, dall’analisi dei dati di più di 1 milione di pazienti over 65 curati negli ospedali americani tra il 2011 e il 2014 emerge che le cure dei medici con titoli stranieri sono più efficaci: il rischio di mortalità per i pazienti affidati a loro è dell’11, 2 per cento in confronto al 11,6 per cento  dei pazienti in cura da diplomati made in Usa. Il distacco non è particolarmente ampio, ma è degno di attenzione visto che di solito i dottori “stranieri” sono incaricati di seguire i pazienti più difficili. 

Il dato divento ancora più evidente quando i ricercatori descrivono i risultati dell’indagine in altri termini: per ogni 250 pazienti trattati dai medici con laurea americana la vita di un paziente potrebbe venire salvata se la qualità delle cure fosse equivalente a quella dei colleghi con un titolo di studio preso all’estero. 

Una delle spiegazioni più plausibili del singolare scenario, dicono i ricercatori, è che le attuali strategie di selezione del personale che proviene da altri paesi funzionano bene: la scelta ricade sui medici migliori. Gli aspiranti al camice bianco devono passare due esami per la verifica delle loro conoscenze e un test sulle abilità clinico e proseguono la loro formazione con un tirocinio lavorativo in un ospedale. 

«Questi risultati devono rassicurare i politici e i cittadini - scrivono gli autori del rapporto -  sul fatto che l’attuale sistema di reclutamento del personale medico negli Usa è sufficientemente rigoroso e assicura un’alta qualità di cure». 

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