Lo strano caso dei fumatori: la prima sigaretta disgusta tutti ma poi non se ne può fare a meno

La soluzione

Lo strano caso dei fumatori: la prima sigaretta disgusta tutti ma poi non se ne può fare a meno

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La nicotina genera nei fumatori una doppia sensazione: di disgusto e di piacere. I ricercatori sperano che la scoperta dei neuroni alla base dell’avversione alla nicotina aprano la porta allo sviluppo di nuovi trattamenti per smettere di fumare
di redazione

Se fosse sempre come la prima volta, nessuno continuerebbe a farlo. Stiamo parlando del fumo. Sì perché, qualunque fumatore potrebbe confermarlo, la prima sigaretta, quella che dà inizio alla dipendenza, provoca una indiscussa reazione di disgusto. Stranamente però di quel saporaccio inizialmente schifato si finisce per non poterne più fare a meno. Come mai? Lo strano caso dei fumatori che dimenticano presto le sensazioni sgradevoli della prima volta ha appassionato un gruppo di ricercatori Donnelly Centre for Cellular and Biomolecular Research che su Proceedings of the National Academy of Sciences ha descritto il meccanismo cerebrale alla base del fenomeno, suggerendo nuove strategie per interrompere la dipendenza dalle sigarette. 

Il team guidato da Taryn Grieder ha identificato alcune cellule cerebrali responsabili dell’iniziale avversione al tabacco.

Gli scienziati sanno da tempo che la nicotina ha un duplice e opposto effetto sul cervello: provoca sia piacere che avversione. Si pensava che questa doppia azione dipendesse dal fatto che la nicotina attivasse i suoi recettori in parti differenti del cervello. 

Ora però Grieder e i suoi colleghi hanno scoperto che entrambe le risposte, avversione e piacere, provengono da due differenti tipi di neuroni che si trovano nella stessa area chiamata area tegmentale ventrale (Vta) che ha un ruolo chiave nel sistema di ricompensa. 

Il trucco della nicotina è diabolico. Quando si fuma la prima sigaretta, la nicotina prende di mira tutti i suoi recettori nell’area tegmentale ventrale stimolando risposte di piacere e di avversione. Ma se la persona continua a fumare, il cervello cambia la sua reazione. Una forma latente di disgusto resterà per i primi tempi, ma poi i recettori associati alla sensazione di piacere e al circuito della ricompensa prenderanno il sopravvento rendendo irrinunciabile qualcosa che appena provata dava il voltastomaco. 

Il punto di forza dello studio consiste nell’aver dimostrato che è possibile separare i neuroni attivati dalla nicotina, nonostante si trovino nella stessa area. I ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti su topi privi dei recettori della nicotina. A questi animali l’esposizione alla nicotina non faceva né caldo né freddo, non scatenava cioè né reazioni di piacere né di avversione. 

Ricorrendo a vettori virali, i ricercatori hanno poi reintrodotto nei topi i recettori della nicotina in uno dei due principali tipi di neuroni presenti nell’area tegmentale ventrale, dopamina o neuroni Gaba. 

I topi sono stati poi esposti ad elevati dosi di nicotina. Ebbene, l’esperimento ha dimostrato che i neuroni della dopamina sono responsabili dell’avversione alla nicotina, mentre i neuroni Gaba innescano il circuito della ricompensa caratterizzato dalla sensazione piacevole. Un risultato inaspettato, dato che generalmente la dopamina è associata al segnale della ricompensa. Secondo i ricercatori tutto verrebbe falsato dalla dipendenza. 

Mentre i neuroni della dopamina sono responsabili dell'avversione negli animali non dipendenti, una volta che la dipendenza prende piede gli stessi neuroni saranno impegnati ad assicurare al cervello la giusta quantità di sostanza che necessita. A questo punto la sigaretta smette di essere una cosa che piace o che non piace per diventare una cosa di cui si ha bisogno. «Quando si passa alla dipendenza c'è un cambiamento nel sistema motivazionale del cervello. Non si tratta più di ottenere una sensazione piacevole ma si tratta di alleviare la sensazione sgradevole di non avere abbastanza nicotina nel sistema», ha spiegato Grieder. 

I ricercatori sperano che la scoperta dei neuroni alla base dell’avversione alla nicotina aprano la porta allo sviluppo di nuovi trattamenti per smettere di fumare. Le attuali strategie di sostituzione della nicotina che prevedono una graduale eliminazione della sostanza raramente funzionano.  Forse in futuro si potrebbe puntare a rendere le sigarette così sgradevoli per i fumatori da indurre un loro naturale rifiuto. 

Un po’ come fa il farmaco disulfiram usato nella cura dell’acolismo che provocando una forte nausea se assunto con alcool cerca di dissuadere gli alcolisti dal bere. 

«Se potessimo dare qualcosa che rende la nicotina sgradevole a chi fuma, allora penso che potremmo aiutarli a smettere molto più facilmente», afferma Grieder.