Il super-anticorpo che combatte le varianti di SARS-CoV-2 e altri coronavirus

La scoperta

Il super-anticorpo che combatte le varianti di SARS-CoV-2 e altri coronavirus

Non ha rivali. È il re degli anticorpi. Una molecola immunitaria dai superpoteri che agisce dove gli altri anticorpi non arrivano. Fa da scudo contro Sars-Cov-2 e le sue varianti ma anche contro altri tipi di coronavirus. Si chiama S2H97 e potrebbe diventare una cura o un vaccino pan virus

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Immagine: NIH Image Gallery from Bethesda, Maryland, USA, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Si chiama S2H97 ma, appena scoperto, è stato già ribattezzato il “super-anticorpo”. Tra le tante molecole prodotte dal sistema immunitario in seguito all’infezione di SARS-CoV-2, questa è senza ombra di dubbio la più potente: non solo riesce a far fuori una vasta gamma di varianti del virus che scatena Covid-19, ma impedisce  con altrettanta efficacia l’ingresso nelle cellule di altri coronavirus simili a quello pandemico. Già incoronato “re degli anticorpi”, S2H97 ha tutte le carte in regola per poter diventare in futuro tanto una terapia efficace quanto un vaccino altamente protettivo, una cura e uno strumento di prevenzione ad ampio spettro.

La molecola immunitaria si è distinta per le sue speciali abilità difensive tra 12 anticorpi isolati da pazienti guariti da Covid-19 analizzati al laboratorio Vir Biotechnology di San Francisco che ha collaborato allo studio guidato dal Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle e pubblicato su Nature. La ricerca del super-anticorpo nasce dalla necessità di superare i limiti emersi nei trattamenti con gli anticorpi monoclonali. 

Si è visto infatti che alcune varianti di SARS-CoV-2 hanno acquisito delle mutazioni che permettono al virus di sfuggire all’attacco degli anticorpi, sia naturali che artificiali. 

Molti anticorpi indotti dalle infezioni di SARS-CoV-2 infatti si legano allo stesso frammento di proteina chiamato “dominio di legame al recettore o dominio legante il recettore”, che è la parte più variabile del genoma dei coronavirus. Le mutazioni che avvengono in quel punto specifico possono rendere inoffensivi gli anticorpi, come se non trovassero più l’appiglio a cui aggrapparsi. 

I ricercatori hanno compilato una lunga lista delle migliaia di mutazioni in questa specifica zona della proteina spike delle tante varianti di SARS-CoV-2 e hanno catalogato anche le mutazioni del dominio legante il recettore di una dozzina di altri virus della stessa famiglia chiamati sarbecovirus. Poi hanno pazientemente  osservato, una dopo l’altra, l’impatto di queste mutazioni sui 12 anticorpi selezionati nei pazienti con una pregressa infezione di Covid-19. Cercando di scoprire in particolare se e come le mutazioni compromettessero la capacità degli anticorpi di legarsi al dominio legante del recettore. 

S2H97 non ha avuto rivali. Il super anticorpo, definito dagli stessi ricercatori il più “fico” di tutti, riesce infatti ad attaccarsi al punto critico di tutti i sarbecovirus e di bloccare l’ingresso nelle cellule di una vasta gamma di varianti di SARS-CoV-2. 

Questi super poteri sono dovuti ad una particolare struttura molecolare che gli permette di prendere di mira una regione generalmente ben nascosta sul dominio legante il recettore, che diventa visibile solo quando il dominio si apre per legarsi al recettore di una cellula, quando cioè gli anticorpi non fanno più in tempo a bloccare l’infezione. Secondo i ricercatori le molecole che capaci di riconoscere e attaccarsi a questa regione “fantasma”, tra cui per l’appunto S2H97, potrebbero offrire una protezione contro diversi virus e venire sfruttati anche per vaccini pan-virus con un ampio raggio d’azione.