Un trapianto di batteri intestinali per combattere la colite ulcerosa

Lo studio

Un trapianto di batteri intestinali per combattere la colite ulcerosa

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Alcuni batteri dell’intestino hanno la capacità di convertire gli acidi della bile prodotta dal fegato in altre sostanze chiamate acidi biliari secondari che hanno importanti proprietà anti-infiammatorie.
di redazione

La colite ulcerosa potrebbe essere associata alla scarsa presenza di alcuni batteri nell’intestino. I batteri in questione producono degli acidi con proprietà benefiche per la salute del colon e reintrodurre questi acidi, oppure i batteri che li producono, potrebbe quindi rappresentare una nuova strategia terapeutica. È quanto suggeriscono gli autori di uno studio appena pubblicato su Cell Host & Microbe che hanno osservato le differenze nei batteri delle feci di due gruppi di pazienti sottoposti a colostomia (rimozione del colon), un gruppo (17 pazienti) aveva eseguito l’intervento a seguito della colite ulcerosa e l’altro (7 pazienti) per altre ragioni. Tutti i pazienti erano stati necessariamente dotati di una sacca esterna per la raccolta delle feci. I pazienti operati per colite ulcerosa sono più soggetti a infezioni provocate dalla sacca rispetto agli altri. Come mai?

Alcuni batteri dell’intestino, come i ruminococcaceae, hanno la proprietà di convertire gli acidi della bile prodotta dal fegato in altre sostanze chiamate acidi biliari secondari a cui sono state recentemente attribuite proprietà anti-infiammatorie. Ebbene, nelle feci dei pazienti con colite ulcerosa sono state trovate quantità inferiori di acidi biliari secondari rispetto all’altro gruppo, un dato indicativo di una diversa composizione della flora batterica.  

In una serie di esperimenti sui topi affetti da condizioni paragonabili alla colite ulcerosa, i ricercatori hanno scoperto che reintroducendo gli acidi biliari secondari si riduce il livello di infiammazione. 

I risultati sono in sintonia con quelli di altri studi su pazienti malattia infiammatoria intestinale in cui sono stati osservati bassi livelli di acidi biliari secondari. Non è ancora chiaro se queste anomalie della flora batterica siano la causa o la conseguenza della malattia. 

I ricercatori hanno intenzione di avviare un trial clinico per verificare se l’introduzione di acidi biliari secondari possa ridurre il rischio di infezioni nei pazienti con colite ulcerosa sottoposti alla rimozione del colon. 

Se la strategia funzionasse rappresenterebbe una svolta per tutti i pazienti (150mila in Italia) affetti da questa invalidante patologia per la quale non esistono cure risolutive, ma solo farmaci che possono alleviare i sintomi e aiutare a gestire la malattia. Molti pazienti sperimentano sulla loro pelle il fallimento dei trattamenti attualmente disponibili o il rischio elevato di effetti collaterali che contribuiscono a compromettere l’aderenza alla terapia. 

Il nuovo approccio potrebbe consistere nell’introduzione dei batteri che producono gli acidi biliari secondari o direttamente nell’introduzione degli acidi. 

«Penso che questo studio suggerisca la possibilità di ricorrere a un nuovo meccanismo a una strategia naturale che serva per rimettere i forma e possibilmente anche curare i nostri pazienti», ha dichiarato Aida Habtezion, coautore dello studio.