Tumore al cervello: la radioterapia diventa più efficace grazie a farmaci già in commercio

La speranza

Tumore al cervello: la radioterapia diventa più efficace grazie a farmaci già in commercio

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Alcune mutazioni genetiche rendono il tumore di correggere i danni causati dalle radiazioni
di redazione

Perché alcuni tumori del cervello non rispondono alla radioterapia? Secondo i ricercatori del Rogel Cancer Center dell’Università del Michigan la responsabile della resistenza alle radiazioni è una mutazione genetica, riscontrata in circa la metà dei gliomi. Questa mutazione consente alle cellule tumorali di riparare i danni al Dna provocati dai raggi, rendendo così vano il tentativo di bloccarne la riproduzione.

Ma potrebbe esserci una soluzione a portata di mano. Alcuni farmaci già sul mercato potrebbero restituire alla radioterapia la sua efficacia rendendo il tumore nuovamente vulnerabile ai raggi. La sperimentazione sui topi, descritta su Science Translational Medicine, ha dato risultati promettenti. 

Il gene Idh1 è mutato in circa la metà dei gliomi, il tipo di tumore cerebrale più diffuso che colpisce soprattutto giovani adulti (tra i 18 e i 50 anni) e che generalmente si sviluppa con un basso grado di malignità. 

Curare questi tumori non è semplice: dopo l’intervento chirurgico e la chemioterapia o radioterapia, la massa tumorale si forma nuovamente e si presenta più aggressiva di prima.

L’ideale sarebbe riuscire a impedire la ricomparsa del glioma aumentando l’efficacia delle terapie farmacologiche o delle radiazioni successive all’operazione. Come fare?

I ricercatori hanno trovato una soluzione studiando un modello di topi con glioma e mutazione del gene Idh1. Questa mutazione da sola non è responsabile dell’insorgere del tumore. La malattia si sviluppa in presenza di tre mutazioni, nei geni Idh1, p53 e Atrx. In particolare Idh1 aumenta la risposta del tumore alle radiazioni, limitandone drasticamente l’efficacia. 

La radioterapia funziona danneggiando il Dna delle cellule tumorali e impedendo così a queste ultime di riprodursi. La mutazione Idh1 però consente alle cellule tumorali di riparare il danno provocato dai raggi. 

«I nostri risultati chiariscono in che modo la mutazione Idh1 interferisce con gli attuali trattamenti del glioma e fornisce una strategia per superare tale interferenza. Come conseguenza diretta di questi dati, avvieremo una serie di nuovi studi clinici presso la nostra istituzione nel prossimo futuro», ha dichiarato Pedro R. Lowenstein, tra gli autori dello studio. 

In commercio però esistono farmaci capaci di inibire il processo di riparazione delle cellule tumorali rendendole più vulnerabili alla radioterapia. Testati sui topi con la mutazione Idh1, questi medicinali hanno effettivamente reso il glioma più sensibile alla radioterapia. 

L’Fda ha già approvato alcuni farmaci inibitori della riparazione del Dna per aumentare l’efficacia della chemioterapia o delle radiazioni in alcuni tipi di cancro. Presto potrebbe partire un trial clinico per testare la loro azione in pazienti con gliomi a basso grado di malignità con mutazione Idh1.

«Ora abbiamo un potenziale nuovo modo di trattare questi tumori, che aumenterà l’impatto delle radiazioni. Grazie alla combinazione dei due approcci speriamo che il nuovo trattamento estenda il periodo di remissione e trasformi il glioma di basso grado in una malattia cronica», ha dichiarato Felipe J. Nunez, principale autore dello studio.