Tumore al fegato associato all’obesità. Una proteina per la diagnosi precoce

La scoperta

Tumore al fegato associato all’obesità. Una proteina per la diagnosi precoce

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L’obesità è un riconosciuto fattore di rischio per il carcinoma epatico e finora non era ancora stato trovato un modo per evitare lo sviluppo del tumore alle persone in forte sovrappeso. Forse ora si è più vicini.
di redazione

Dall’obesità al tumore al fegato il passo può essere purtroppo breve. L’obesità è infatti un riconosciuto fattore di rischio per il carcinoma epatico. 

Ma ora un gruppo di ricercatori dell’Università di Ginevra potrebbe avere individuato un modo per interrompere il processo che dall’accumulo di grasso porta al tumore epatocellulare. Tutto grazie alla scoperta del ruolo chiave di una proteina nello sviluppo della patologia epatica correlata all’obesità. La proteina in questione è chiamata S100A11 ed è coinvolta nel processo che porta il  fegato grasso a degenerare in tumore. La S100A11 non solo permetterebbe di riconoscere precocemente i segnali di allarme ma potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove target therapy. 

L’individuazione di questa proteina è stata possibile grazie a un cambio di prospettiva nello studio. Finora l’obiettivo di molte ricerche è stato quello di individuare le mutazioni genetiche associate al tumore al fegato. Ma questo approccio non ha portato alla scoperta di trattamenti efficaci. Bisognava cambiare l’obiettivo dell’indagine. 

«Per questo noi ci siamo messi in cerca di altre alterazioni che possano spiegare la progressione dal fegato grasso a uno stato infiammatorio e infine al cancro», ha spiegato Michelangelo Foti, direttore del Dipartimento di Fisiologia e metabolismo cellulare e coordinatore dello studio. 

I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Gut, hanno individuato un intero network di proteine che subisce modifiche in assenza però di alterazioni genetiche. Questi cambiamenti creano un ambiente favorevole allo sviluppo del cancro. In questa rete di proteine è balzata agli occhi degli scienziati la S100A11 che favorisce l’infiammazione e la crescita di tessuto fibroso nel fegato. Analizzandola è emerso, inoltre, che maggiore è la sua espressione più grave è la forma di tumore. 

Inizialmente asintomatico, il tumore al fegato viene spesso scoperto in stadio avanzato. Ma i ricercatori di Ginevra lasciano sperare nella possibilità di una diagnosi precoce semplicemente analizzando i livelli della proteina S100A11 nel sangue. 

«Prima si inizia la terapia, maggiori sono le possibilità di salvarsi», afferma Foti. 

Dalla scoperta della proteina potrebbero anche nascere nuove terapie. Il passo successivo potrebbe essere infatti quello di individuare anticorpi specifici in grado di neutralizzare la proteina e prevenire i suoi effetti cancerogeni.   

«Sappiamo già che un fegato grasso può infiammarsi e progredire nel cancro, ma si sa molto poco sui meccanismi molecolari responsabili di queste patologie.  La malattia del fegato grasso colpisce già quasi il 30 per cento della popolazione mondiale e diventerà molto rapidamente un grave problema di salute pubblica», ricorda Foti. 

L’obesità è un riconosciuto fattore di rischio per il carcinoma epatico e finora non era ancora stato trovato un modo per evitare lo sviluppo del tumore alle persone in forte sovrappeso. Forse ora si è più vicini.