Tumore ovarico: scoperta una nuova proteina che aiuta le cellule tumorali a trovare nutrimento

Studio italiano

Tumore ovarico: scoperta una nuova proteina che aiuta le cellule tumorali a trovare nutrimento

angiogenesis-3d-model.jpg

La scoperta potrebbe fornire una chiave di lettura sul perché in molti casi i farmaci anti-angiogenici si rivelano inefficaci e consentire, allo stesso tempo, di mettere a punto strategie alternative.
di redazione

Si chiama L1-deltaTM ed è una proteina che, rilasciata dalle cellule nel microambiente tumorale, promuove l’angiogenesi vale a dire la costruzione di nuovi vasi sanguigni attraverso cui il tumore trae il nutrimento necessario per crescere ed espandersi. 

L1-deltaTM è “sorella” della proteina L1 già riscontrata sulla superficie dei vasi che portano il sangue nel tumore. 

A scoprire entrambe le proteine è stato un gruppo di ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia in collaborazione con il CNR di Pavia. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista ELife, è stato sostenuto da AIRC, Worldwide Cancer Research e Fondazione IEO- CCM. 

“Tagliare i viveri” alle cellule tumorali interrompendo i vasi sanguigni è stata a lungo vista come una strategia promettente per battere il cancro. Dopo una grande iniziale fiducia, tuttavia, il tema dell’angiogenesi tumorale (e dei farmaci anti-angiogenici) ha subito negli ultimi anni una battuta d’arresto. Pur rivelandosi efficace in alcuni pazienti, a oggi questi trattamenti hanno apportato benefici solo in un numero limitato di casi e spesso di breve durata. 

La scoperta potrebbe fornire una chiave di lettura sul perché in molti casi i farmaci anti-angiogenici si rivelano inefficaci e consentire, allo stesso tempo, di mettere a punto strategie alternative. Suggerisce inoltre che l’angiogenesi è un fenomeno orchestrato da una moltitudine di attori e che, quindi, potrebbe non essere sufficiente colpire un solo bersaglio per “affamare” il tumore.

«Cinque anni fa abbiamo scoperto che L1, una molecola del sistema nervoso, è presente in modo abbondante e specifico anche sulla superficie endoteliale dei vasi sanguigni tumorali, mentre è quasi assente in quelli normali», spiega uno dei due coordinatori della ricerca, Ugo Cavallaro, direttore dell’Unità di Ricerca in Oncologia Ginecologica IEO. «Abbiamo quindi dimostrato che L1 rappresenta un potenziale bersaglio terapeutico nel contesto di trattamenti diretti ai vasi. L’inattivazione di L1 potrebbe infatti avere un doppio effetto: il rallentamento della crescita del tumore, e il potenziamento della chemioterapia o di altri trattamenti anti-tumorali. L'inattivazione di L1 attraverso anticorpi o altri approcci, infatti, riduce la vascolarizzazione del tumore, privandolo del nutrimento necessario a svilupparsi, e induce la "normalizzazione" dei vasi tumorali, rendendoli più simili a quelli normali», dice ancora Cavallaro. «Questa regolarizzazione risolve potenzialmente un problema molto comune nell’ambito delle chemioterapie convenzionali, ovvero la scarsa penetrazione dei farmaci in tutte le aree del tessuto neoplastico».

Ora, la scoperta della nuova forma della proteina L1 (L1-deltaTM), la cui formazione è dovuta a un fenomeno definito splicing alternativo, potrebbe far compiere alla ricerca un passo avanti. L1-deltaTM potrebbe infatti essere sfruttata sia come possibile marcatore non invasivo dell’angiogenesi tumorale, sia come nuovo bersaglio di terapie anti-angiogeniche diverse da quelle classiche e con maggiore efficacia.