Tumore del polmone: 4 identikit molecolari per terapie su misura

Lo studio

Tumore del polmone: 4 identikit molecolari per terapie su misura

di redazione

Esistono quattro “sottotipi molecolari” di adenocarcinoma del polmone e ciascuno di essi ha una diversa sensibilità al trattamento immunoterapico. Grazie a questi profili sarà possibile indirizzare ogni paziente verso la terapia più efficace. 

A stilarli sono stati ricercatori dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, coordinato da Marcello Maugeri-Saccà in uno studio pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology, rivista ufficiale dell’International Association for the Study of Lung Cancer. 

Per disegnare i profili dei diversi tipi di adenocarcinoma, i ricercatori hanno sfruttato la presenza o l’assenza di alterazioni molecolari in due dei geni più frequentemente alterati in questa neoplasia, cioè KEAP1 e TP53, per esplorare diversi tratti che differenziano o accomunano questi sottogruppi di neoplasie. 

«Nello specifico - spiega Maugeri Saccà - i pazienti affetti da adenocarcinoma polmonare con mutazione in KEAP1 e senza mutazioni in TP53 sono quelli che beneficiano di meno del trattamento immunoterapico, essendo anche caratterizzati da un profilo immunologico “deserto”. D’altro canto, i pazienti che non presentano mutazioni in KEAP1 e TP53 hanno ottimi risultati con il trattamento immunoterapico, denotando anche un profilo immuno-biologico favorevole a tale trattamento. Per ultimo, i pazienti portatori di mutazioni di TP53, senza e con mutazioni di KEAP1, hanno risultati intermedi».

 Sono stati circa 41.000 i nuovi casi di tumore del polmone nel 2020 in Italia (dati AIRTUM). Il tumore polmonare non a piccole cellule, di cui fa parte l’adenocarcinoma, costituisce l’85% dei casi.   

«L’immunoterapia con inibitori di PD-1/PD-L1 è attualmente uno dei cardini del trattamento dei tumori polmonari metastatici», evidenzia Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia Medica 2 del Regina Elena. «L’efficacia dell’immunoterapia si associa anche ad una sua maggiore tollerabilità, rispetto alla tradizionale chemioterapia, che consente oltre ad un aumento della sopravvivenza anche un miglioramento della qualità di vita del paziente. Ma nonostante i progressi dei trattamenti immunoterapici, una percentuale importante di pazienti non ha risultati favorevoli, mostrando purtroppo una notevole diversità nelle risposte cliniche».

«I risultati di tale studio aprono nuove strade nella ricerca di un trattamento e di un percorso clinico sempre più personalizzato dei nostri pazienti, in un’era dove l’integrazione di dati clinici e genomici può essere di fondamentale aiuto per i pazienti e gli oncologi curanti», conclude il direttore Scientifico dell’Istituto Regina Elena e coautore dello studio Gennaro Ciliberto.