Tumori: così diversi così uguali. Un unico meccanismo all’origine di differenti tipi di cancro

La scoperta

Tumori: così diversi così uguali. Un unico meccanismo all’origine di differenti tipi di cancro

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È come in una catena di montaggio: se un macchinario si rompe si ha un prodotto difettoso. Nel caso del cancro, danni diversi alla stessa macchina danno origine a diversi tipi di tumore. Perciò basta sostituire la macchina per curarli tutti
di redazione

Una solo terapia per leucemie di vario tipo, melanoma, tumori al seno, al pancreas, al fegato e alla vescica. È la prospettiva aperta da uno uno studio appena pubblicato su Nature. Tutte queste patologie hanno in comune mutazioni differenti dello stesso gene, SF3B1. E ora i ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle e del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York hanno scoperto il meccanismo comune con cui quel gene mutato, indipendentemente dalla mutazione e dal tipo di tumore, scatena il cancro. Non solo: hanno individuato anche la strategia per interrompere a monte il deleterio processo. L’intero percorso che dalle varie mutazioni porta al cancro è stato ricostruito, passo dopo passo, e ci si è accorti che la strada intrapresa è sempre la stessa.

«Anche nel caso delle mutazioni più studiate, non sempre è si conoscono gli specifici processi sottostanti che promuovono la crescita del cancro. Dal momento in cui capiamo come monitorare una mutazione fino allo sviluppo del tumore, allora possiamo iniziare a pensare a come bloccare quel processo e sviluppare una terapia», ha dichiarato Robert Bradley del Fred Hutchinson Cancer Research Center, a capo dello studio. 

Il gene  SF3B1 viene mutato in 19 modi diversi nei vari tipi di cancro studiati dai ricercatori e ogni volta manda in tilt i normali processi cellulari. Ma, con grande sorpresa degli scienziati, ogni volta lo fa allo stesso modo. 

Indipendentemente dal tipo di cancro, il processo chiave che scatena i tumori è uno solo. Ed è il seguente. 

Il gene SF3B1 codifica per una proteina fondamentale per la produzione di molecole di Rna. Così gli scienziati si sono messi alla ricerca delle molecole difettose di Rna frutto delle mutazioni del gene. Dal sequenziamento dell’Rna di centinaia di pazienti con diversi tipi di cancro è emerso che in ogni tipo di tumore la mutazione di SF3B1 si associa all’assenza di una proteina, BRD9, che funziona come potente soppressore del tumore in differenti tipi di cancro.  

Indipendentemente dal tipo di mutazione, il processo che porta alla distruzione della proteina è sempre lo stesso. Quando il gene è difettoso viene saltato un passaggio cruciale per la produzione della proteina corretta: ci si “dimentica” di eliminare dalle istruzioni per realizzare la proteina alcune sequenze di “Dna spazzatura”, residuo di un virus che aveva infettato i nostri antenati e che recentemente si è inserito abusivamente nel nostro genoma. Così la BRD9 provvista del “junk Dna” non viene riconosciuta dalle cellule che provvedono alla sua distruzione.  

In una catena di montaggio tutti i passaggi devono funzionare alla perfezione. Se uno dei macchinari della sequenza è danneggiato verranno realizzati prodotti difettosi. Lo studio ha mappato un processo simile nel cancro, causato da una mutazione nel meccanismo molecolare usato dalla cellula per trasformare le istruzioni del DNA in proteine. Illustrazione: Kim Carney / Fred Hutch News Service

Una volta individuato il meccanismo all’origine dei diversi tumori, i ricercatori hanno cercato il modo per bloccare a monte il processo. 

Grazie alle tecniche di editing genetico sono riusciti a evitare che il “messaggio” genetico contenuto nel virus fossile fosse inserito nelle istruzioni per produrre la proteina BRD9. 

La strategia ha funzionato. Nei topi, nei quali era stato fatto crescere un melanoma umano, l’assemblaggio della proteina è avvenuto correttamente e la crescita del tumore è stata notevolmente rallentata fino alla sua scomparsa. 

I risultati della ricerca, ancora in fase pre-clinica, sono promettenti ma la strada per arrivare a una terapia sugli esseri umani è ancora molto lunga. 

«Dal punto di vista terapeutico si aprono nuove opportunità perché siamo stati in grado in grado di dimostrare in linea di principio che se blocchiamo il meccanismo da noi identificato, allora possiamo rallentare o addirittura prevenire la crescita del tumore, anche dopo che i tumori si sono sviluppati», ha dichiarato Bradley.