Usare il ferro come cavallo di Troia per colpire le cellule tumorali

Studio italiano

Usare il ferro come cavallo di Troia per colpire le cellule tumorali

di redazione

Una foto ad alta risoluzione della ferritina, la proteina di deposito e trasporto del ferro, insieme al suo recettore cellulare (CD71). 

È quanto è riuscito a ricercatori dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibpm) e dell’Università La Sapienza grazie all’utilizzo della microscopia elettronica criogenica, la tecnica che nel 2017 è valsa il Premio Nobel per la Chimica a Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson. 

«Questa tecnica ha permesso di visualizzare per la prima volta la ferritina in complesso con il suo recettore cellulare (CD71), rivelando le interazioni chiave mediante le quali le cellule incorporano il trasportatore del ferro ed il suo prezioso carico», ha spiegato Patrizia Lavia, direttore facente funzioni del Cnr-Ibpm.  

La ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications, potrebbe avere importanti ricadute cliniche. 

La ferritina, infatti è molto abbondante nelle cellule tumorali. Ciò ha consentito ai ricercatori di mettere a punto nanoparticelle basate sulla ferritina utilizzate come “chiavi molecolari” attraverso cui accedere alle cellule tumorali. L’obiettivo è quello di usare le nanoaparticelle per veicolare farmaci antitumorali direttamente nelle cellule tumorali.

«La definizione delle interazioni tra la ferritina e il suo recettore è un grande passo avanti», aggiunge Lavia. «Questa osservazione permette di veicolare i farmaci chemioterapici selettivamente alle cellule tumorali, che espongono il recettore, risparmiando quelle sane. Queste ricerche hanno l’obiettivo di arrivare allo sviluppo di un sistema di rilascio dai farmaci di maggiore selettività e minore tossicità». 

Non è solo il cancro il possibile campo di applicazione di questa ricerca, da cui potrebbero venire anche farmaci di precisione contro le infezioni virali: lo studio del complesso ferritina-recettore ha infatti rivelato anche come il plasmodio della malaria e i virus della famiglia dei parvovirus utilizzino la stessa chiave molecolare per introdursi all’interno delle cellule, infettandole.