Vaccini anti-Covid: il piano B. Se gli anticorpi non ce la fanno contro le varianti, possono venire in soccorso i linfociti T

La soluzione

Vaccini anti-Covid: il piano B. Se gli anticorpi non ce la fanno contro le varianti, possono venire in soccorso i linfociti T

Magari non ce ne sarà bisogno, ma alle brutte si possono potenziare i linfociti T killer. È la strategia a cui stanno pensando i produttori di vaccini come piano B nel caso in cui gli anticorpi fallissero nel contrastare le varianti di Sars-Cov-2

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Immagine: NIAID/NIH, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Occhi puntati sui linfociti T. Potrebbero essere loro, le cellule del sistema immunitario specializzate nel riconoscimento degli agenti patogeni, la nostra speranza contro le varianti di Sars-Cov-2. Sì perché se gli anticorpi indotti dal vaccino non dovessero funzionare contro le mutazioni del virus, il compito di difenderci potrebbe passare a loro. E sono già allo studio nuovi vaccini capaci di potenziarne l’attività. 

I vaccini attuali puntano tutto sugli anticorpi delegando a loro la capacità di riconoscere le cellule infette da Sars-Cov-2 caratterizzate dalla oramai celebre proteina spike. In generale, vale per tutti i vaccini, per ottenere un elevato livello di protezione servono molti anticorpi e non sempre si riesce a ottenerne in quantità sufficiente. Insieme agli anticorpi il sistema immunitario produce i linfociti T che prendono come bersaglio il virus. Alcune di queste cellule chiamate T killer sono incaricate di distruggere le cellule infette, altre chiamate T helper stimolano la produzione di anticorpi e di linfociti T killer. 

I linfociti T non possono prevenire le infezioni perché intervengono solo quando il virus è entrato nell’organismo, ma hanno un ruolo importante nel combattere un’infezione in atto. Nel caso di Covid-19 dall’attività dei linfociti T killer può dipendere la gravità della malattia. 

Ora sembra che l’efficacia dei linfociti T sia meno compromessa dalle varianti di quanto lo sia quella degli anticorpi. 

Dagli studi di Alessandro Sette che lavora al La Jolla Institute for Immunology in California emerge che le persone infettate con Sars-Cov-2 producono linfociti T che possono rivolgersi contro almeno 15-20 frammenti differenti del virus prendendo come bersaglio un’ampia varietà di proteine. Il che significa che il virus non riesce facilmente a sfuggire al loro attacco. 

Per questo quando nei test di laboratorio si è osservato che la variante sudafricana (B.1.351) resiste in parte agli anticorpi, si è pensato di rivolgere l’attenzione ai linfociti T. E i primi risultati degli studi suggeriscono che sia una buona idea. Uno studio ancora in versione preprint ha dimostrato che gli attacchi dei linfociti T, a differenza di quelli degli anticorpi, non sono rivolti solamente contro le regioni mutate del virus e per questo potrebbero mantenersi efficaci anche nel caso delle varianti. 

Per questo ora molte aziende farmaceutiche stanno studiando una nuova generazione di vaccini che stimoli una maggior produzione di linfociti T.  Gli anticorpi rilevano solo le proteine ​​esterne alle cellule e molti vaccini contro il coronavirus prendono di mira la proteina spike sulla superficie del virus che è piuttosto mutabile. Le cellule T, al contrario, possono colpire le proteine ​​virali espresse all'interno delle cellule infette e alcune di queste proteine ​​sono molto stabili. Non è detto che ci sia bisogno di ricorrere a nuovi vaccini che potenziano i linfociti T. Potrebbe darsi infatti che gli anticorpi indotti dagli attuali farmaci immunizzanti riescano a ridurre la circolazione del virus anche in presenza di varianti. Quel che sta accadendo in Israele dovrebbe rassicurarci: tra i vaccinati c’è stata una riduzione del 94 per cento dei casi di Covid-19.  

Ma l'azienda di biotecnologia Gritstone Oncology di Emeryville, in California, si sta preparando al piano B e sta progettando un vaccino sperimentale basato sul potenziamento dei linfociti T oltre che sugli anticorpi contro la proteina spike. 

«Lo abbiamo sviluppato per prepararci a scenari negativi. Da una parte speriamo che tutto ciò che abbiamo fatto sia stata una perdita di tempo. Ma è bene essere pronti», ha dichiarato Andrew Allen a capo dell’azienda biotech.