In un vecchio farmaco una speranza contro il tumore del pancreas

Studio italiano

In un vecchio farmaco una speranza contro il tumore del pancreas

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La scoperta è stat ottenuta tramite l'utilizzo di modelli sperimentali e calcoli biocomputazionali. I tumori indipendenti da K-RAS sono quasi cento volte meno sensibili o completamente resistenti all'azione del farmaco
di redazione

La decitabina, un farmaco già in uso per il trattamento di alcuni tumori del sangue, potrebbe essere un’opzione terapeutica efficace per contrastare un sottogruppo di tumori del pancreas, quelli la cui insorgenza è legata al gene K-RAS. 

È il risultato di uno studio condotto da ricercatori dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) in collaborazione con l’MD Anderson Cancer Center di Houston, il Telethon Institute of Genetic and Medicine (TIGEM) di Napoli e il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’invecchiamento dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cancer Research.

Il tumore del pancreas ha un tasso di mortalità in aumento rispetto ad altri tumori che hanno un trend stabile o in miglioramento. Non è possibile fare diagnosi precoce, è aggressivo e, tra le terapie, l'opzione chirurgica non sempre è praticabile, mentre i chemioterapici disponibili offrono risposte terapeutiche limitate. Tra i diversi fattori di rischio che aumentano le probabilità di comparsa del tumore (il fumo per esempio), l'oncogene K-RAS svolge un ruolo chiave.

«Il nostro studio ha permesso di identificare e validare, a livello preclinico, una nuova terapia mirata per un sottogruppo di pazienti con tumore del pancreas  dipendente dall’oncogene K-RAS», spiega Luca Cardone, team leader dell’Unità di Immunologia e immunoterapia IRE e coordinatore del lavoro. «Circa il 95% dei tumori pancreatici sono mutati geneticamente per il gene K-RAS ma è possibile distinguere due sottogruppi di pazienti, quelli che hanno una reale dipendenza molecolare da K-RAS  e quelli che pur avendo la mutazione genica, non ne sono più dipendenti. Tale dipendenza si può misurare grazie a dei marcatori molecolari basati sull’espressione di centinaia di geni che abbiamo usato per interrogare, mediante algoritmi computazionali, banche dati relative agli effetti molecolari di farmaci già in uso clinico»; prosegue il ricercatore.

 «Attraverso un approccio multidisciplinare, con l'utilizzo di modelli sperimentali e calcoli biocomputazionali, i ricercatori hanno quindi dimostrato che i tumori pancreatici con alta dipendenza molecolare per K-RAS hanno un'alta sensibilità al trattamento con la decitabina, mentre tumori indipendenti da K-RAS sono quasi cento volte meno sensibili o completamente resistenti. Il farmaco si è dimostrato anche capace di arrestare la progressione metastatica della malattia in modelli sperimentali di tumori pancreatici K-RAS dipendenti. Infine hanno anche compreso il meccanismo molecolare alla base della vulnerabilità selettiva dei tumori con tale dipendenza. 

Da una stima effettuata su database di tumori pancreatici, si calcola che una percentuale che va dal 30% fino al 50% dei casi di tumori pancreatici ha una dipendenza molecolare da K-RAS che può, pertanto, potenzialmente rispondere al trattamento farmacologico con la decitabina. 

Attenzione però: i dati ottenuti ora in laboratorio dovranno essere confermati in studi condotti sull’uomo. E proprio questo è il prossimo passo che vogliono compiere i ricercatori: verificare l’efficacia della decitabina, come singolo trattamento  o in combinazione, in una selezione di pazienti il cui tumore è potenzialmente sensibile al farmaco. 

«Le banche dati a disposizione, la capacità computazionale per elaborare una grande mole di informazioni e gli algoritmi utilizzati per l'estrapolazione di specifici dati stanno rivoluzionando la ricerca oncologica sperimentale», evidenzia Gennaro Ciliberto, direttore scientifico IRE. «Oggi, grazie anche alle collaborazioni nazionali ed internazionali, si lavora su molti più dati e si velocizzano i risultati della ricerca che consentono anche la rapida validazione di nuove indicazioni per farmaci già in uso ma con diversa indicazione terapeutica».

«Questo studio– aggiunge Francesco Ripa di Meana, direttore generale IFO- rappresenta il forte orientamento dell’IFO alla ricerca traslazionale e all’attenzione alla diagnosi di mutazioni geniche. L’utilizzo di farmaci già noti per terapie sempre più mirate rappresenta una innovazione nella sanità pubblica che riduce  costi e tempi. Investire nella “Drug repurposing” in oncologia è un’opportunità potenziata oggi dall’utilizzo di big data e intelligenza artificiale».