Verso una cura per la cirrosi e la fibrosi polmonare. Scoperto il modo per far regredire la cicatrizzazione alla base delle malattie

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Verso una cura per la cirrosi e la fibrosi polmonare. Scoperto il modo per far regredire la cicatrizzazione alla base delle malattie

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Stimolando un recettore della dopamina espresso nei fibroblasti di fegato e polmoni se ne riduce la capacità di formare tessuto cicatriziale e si inverte la funzione: i fibroblasti invece di favorire il deposito di collagene ne promuovono la dissoluzione
di redazione

Nuove speranze per la cura della fibrosi, l'accumulo eccessivo di tessuto fibroso che compromette la funzionalità di organi vitali, alla base di malattie come la cirrosi epatica o la fibrosi polmonare.

Dopo cinque anni di ricerche un gruppo di scienziati della Mayo Clinic ha annunciato di essere riuscito a invertire in modelli animali il processo della formazione incontrollata di tessuto connettivo in organi come il cuore, polmoni e fegato. La scoperta è stata presentata su Science Translational Medicine e apre la strada allo sviluppo di potenziali terapie. 

Attualmente non esiste una cura per la fibrosi. In passato l’attenzione dei ricercatori si era concentrata su due proteine che promettevano di poter diventare un potenziale target terapeutico. Si tratta delle proteine Yap (yes-associated protein) e Taz (co-attivatore trascrizionale con il motivo-PDZ vincolante) che regolano l’azione dei geni coinvolti nella fibrosi. La prima ipotesi per una possibile strategia terapeutica è stata suggerita dalla logica: bloccando quelle proteine si sarebbe potuto fermare e invertire il processo di fibrosi.  Questa strada però è stata scartata immediatamente perché le due proteine in questione son coinvolte in altri meccanismi salutari per l’organismo e non possono essere messe completamente fuori uso. 

Così il gruppo di ricercatori della Mayo Clinic ha spostato l’attenzione sulle cellule del tessuto connettivo responsabili della formazione delle cicatrici, i fibroblasti. 

In un organismo sano successivamente a una lesione queste cellule si riversano nell’area danneggiata e producono collagene per riparare la ferita. In condizioni patologiche i fibroblasti rilasciano collagene in quantità eccessive interferendo con la funzionalità degli organi. 

Inaspettatamente il nuovo target terapeutico individuato dal gruppo di ricerca della Mayo Clinic è un recettore della dopamina che è espresso nei fibroblasti del fegato e dei polmoni. Stimolando questo recettore si possono bloccare indirettamente e parzialmente le proteine Yap e Taz e si riduce la capacità dei fibroblasti di formare tessuto cicatriziale. Agendo sul recettore della dopamina l’azione dei fibroblasti si inverte e invece di favorire il deposito di collagene ne promuovono la dissoluzione. Il processo di fibrosi diventa cioè reversibile. 

Gli esperimenti sugli animali hanno dimostrato che organi come fegato e polmoni possono riacquistare la loro funzionalità liberandosi del sovraccarico di tessuto cicatriziale prodotto dalla fibrosi. 

«La dopamina è principalmente studiata nei disturbi del sistema nervoso centrale e siamo rimasti sorpresi di trovare recettori della dopamina espressi in fibroblasti. Abbiamo anche scoperto che il polmone può essere in grado di produrre localmente dopamina e questa cacapità sembra essere compromessa in soggetti con fibrosi polmonare. Pertanto, il percorso che stiamo prendendo di mira potrebbe far parte di una normale risposta che limiterebbe la fibrosi in condizioni normali, ma che è in qualche modo mancante in presenza di una patologia», hanno affermato i ricercatori. 

Gli scienziati sperano di poter sfruttare le conoscenze sui meccanismi d’azione dei farmaci in commercio da tempo indirizzati ai recettori della dopamina nel cervello per poter sviluppare in tempi rapidi terapie che abbiano come target i recettori della dopamina dei fibroblasti. 

«Siamo convinti che ci siano buone ragioni per trasferire questo approccio alle malattie umane», hanno dichiarato in conclusione gli scienziati autori dello studio.