Verso una cura per il raffreddore

Farmaci

Verso una cura per il raffreddore

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Un gruppo di scienziati è convinto di avere individuato un potenziale bersaglio terapeutico che possa portare allo sviluppo di farmaci dall’ampia azione antivirale, efficaci contro il raffreddore, ma non solo
di redazione

Con tutti i progressi della medicina, con tutte le innovazioni tecnologiche a disposizione degli scienziati, con la possibilità di accedere a tutte le informazioni che si desiderano, è mai possibile che non sia stata ancora trovata una cura per il raffreddore?

È il paradosso della modernità: sappiamo come andare sulla Luna e non riusciamo a fermare uno starnuto. Ma un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford sembrerebbe aver trovato finalmente una soluzione degna del terzo millennio: disattivando temporaneamente una singola proteina all’interno delle nostre cellule ci si può proteggere dal raffreddore comune. La scoperta è arrivata da studi su colture di cellule umane e da esperimenti su topi. 

Almeno la metà dei casi di raffreddore è provocata da infezioni da rhinovirus. Dato che esistono 160 tipi diversi di rhinovirus non c’è quasi nessuna possibilità di evitare un successivo raffreddore avendone già avuto uno. Come se non bastasse, i rhinovirus sono anche facilmente soggetti a mutazioni, pronti a sviluppare resistenza ai farmaci e a sfuggire agli attacchi delle difese immunitarie. 

Come descritto su Nature Microbiology, i ricercatori sono finalmente riusciti ad avere la meglio sul raffreddore disattivando una proteina presente nelle cellule dei mammiferi necessaria per la replicazione di molti enterovirus, compreso il rhinovirus. Si fa fuori la proteina, si fa fuori il virus. 

Per comprendere quali fossero le proteine cruciali per la replicazione degli enterovirus, gli scienziati hanno sviluppato in laboratorio una linea cellulare di cellule umane potenziali bersagli del virus. Ricorrendo alla tecnica di editing genetico Crispr, i ricercatori hanno cominciato a disattivare in maniera casuale uno a uno i geni, in ognuna delle cellule, cercando quelli che codificano la proteina “amica” del virus, quella che gli permette di replicarsi. La coltura così ottenuta conteneva cellule senza uno o un altro gene dell’intero genoma. Alla fine nella coltura ogni cellula era priva di un gene e della corrispondente proteina. 

La coltura è stata poi esposta a due enterovirus, alcune cellule motivano, altre si replicavano. 

Alla fine i ricercatori hanno riconosciuto nella proteina SETD3 la proteina responsabile della replicazione del virus. Disattivando il gene associato a SETD3 in cellule dei polmoni, spesso attaccate dal rhinovirus, il virus non riesce a replicarsi e diffondersi. 

Gli esperimenti sui topi hanno confermato il ruolo chiave della proteina: gli animali carenti della proteina SETD3 non contraevano l’infezione. 

Gli scienziati sono convinti di avere individuato un potenziale bersaglio terapeutico che possa portare allo sviluppo di farmaci dall’ampia azione antivirale, efficaci non solo contro il raffreddore, ma forse contro tutti gli enterovirus. Ovviamente bisognerà conoscere a fondo il ruolo della proteina SETD 3 negli esseri umani scoprendo cosa accade se viene disattivata.