Verso un vaccino per la chikungunya

Il trial

Verso un vaccino per la chikungunya

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I sintomi della chikungunya sono febbre, mal di testa, nausea, spossatezza, eruzione cutanea e dolori articolari particolarmente forti. Non esistono cure specifiche per curare l’infezione e prima di guarire possono passare anche mesi. 
di redazione

Realizzare un vaccino non è un’operazione possibile dall’oggi al domani. Il primo passo è accertarsi che sia sicuro. Il secondo è verificare che induca una risposta immunitaria. Il terzo è dimostrare che effettivamente prevenga l’infezione. Sono questi i tre passaggi fondamentali dello sviluppo di un vaccino per qualunque malattia infettiva, Covid-19 compresa. 

Per esempio ci sono voluti tre anni per raggiungere i primi due traguardi nella sperimentazione di un vaccino contro la chikungunya, la malattia trasmessa dalle zanzare, caratterizzata da febbre e dolori presente in 60 Paesi di Asia, Africa, Europa e delle Americhe.  I risultati, pubblicati sul The Journal of the American Medical Association (JAMA), dimostrano che il vaccino è sicuro e che induce una risposta immunitaria duratura.

Esistono tre tipi di virus della chikungunya che fortunatamente però condividono alcune caratteristiche che possono essere prese come bersaglio da un singolo vaccino. 

Il vaccino al centro di questa sperimentazione, conosciuto come CHIKV VLP, contiene particelle simili al virus (Virus Like Particles, Vlps) dotate di alcune proteine strutturali del virus che il sistema immunitario umano impara a riconoscere. Questo tipo di vaccini è lo stesso utilizzato per l'epatite B e per il papillomavirus umano.

Nel trial clinico di fase 2, condotto tra tra novembre 2015 e marzo 2018,  sono stati coinvolti 400 adulti tra i 18 e i 60 anni di età provenienti da regioni in cui la malattia è endemica Puerto Rico, Haiti,  Repubblica Domenicana, Martinica e Guadalupe. I ricercatori del Vaccine Research Centre del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid, parte dei National Institute of Health americani) hanno diviso i partecipanti, nessuno dei quali era mai stato contagiato, in due gruppi: il primo ha ricevuto due dosi di vaccino il secondo due iniezioni di placebo. Nei 18 mesi successivi i volontari sono stati monitorati per valutare la sicurezza del vaccino e la capacità di innescare una risposta immunitaria misurata con il controllo degli anticorpi nei campioni di sangue. Dall’analisi dei risultati è emerso che il vaccino non aveva scatenato reazioni avverse dimostrandosi sicuro e ben tollerato. Non solo: il gruppo dei partecipanti che era stato sottoposto alla vaccinazione aveva sviluppato una risposta immunitaria al virus che si è mantenuta elevata per tutta la durata del periodo di osservazione (18 mesi). Questi risultati sono incoraggianti, ma non bastano per poter cantare vittoria. Manca un anello fondamentale del processo che porta alla scoperta di un vaccino: verificare che la risposta immunitaria riscontrata nel sangue sia effettivamente capace di prevenire l’infezione. Solo allora la strategia di immunizzazione potrà essere considerata valida. 

Il virus chikungunya viene trasmesso dalla puntura delle zanzare e può provocare un’infezione dai sintomi pesanti: febbre, mal di testa, nausea, spossatezza, eruzione cutanea e dolori articolari particolarmente forti. 

Non esistono cure specifiche per curare l’infezione e prima di guarire possono passare anche mesi. 

Attualmente le uniche misure efficaci contro il virus sono quelle che prevengono la puntura delle zanzare, come insetticidi o zanzariere. La speranza è che si possa avere presto un vaccino.  

«Tra gli adulti sani in una popolazione endemica di chikungunya, un vaccino basato su Vlps ha dimostrato sicurezza e tollerabilità rispetto al placebo. Sono necessari studi di fase 3 per valutarne l'efficacia clinica», concludono i ricercatori.