Il virus della poliomielite per battere il glioblastoma

Lo studio

Il virus della poliomielite per battere il glioblastoma

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Il poliovirus opportunamente modificato e iniettato direttamente nel tumore è in grado di scatenare una reazione immunitaria in grado di uccidere le cellule tumorali. Immagine: ©Duke University
di redazione

Un tasso di sopravvivenza a tre anni del 21 per cento. Sembra poco, troppo poco. Ma è quanto di meglio si sia mai visto contro il glioblastoma, il più aggressivo dei tumori cerebrali che oggi, con le terapie a disposizione, uccide il 96 per cento dei pazienti entro tre anni. 

A ottenere il risultato è una cura sperimentata in uno studio clinico di fase 1 e illustrata sia sulle pagine del New England Journal of Medicine sia nel corso della 22esima International Conference on Brain Tumor Research and Therapy tenutasi nei giorni scorsi in Norvegia.

La sperimentazione condotta alla Duke University di Durham, North Carolina, riguarda una terapia a base di un poliovirus geneticamente modificato (recombinant nonpathogenic polio–rhinovirus chimera, Pvsripo) iniettato direttamente nel tumore cerebrale attraverso l’impianto di un catetere. Il virus modificato si è rivelato in grado di innescare una risposta immunitaria contro le cellule tumorali. 

La terapia ha ricevuto nel 2016 il riconoscimento di “breakthrough therapy" dalla Food and Drug Administration. 

«Il glioblastoma - ha dichiarato Darell D. Bigner, autore senior dello studio - rimane una malattia letale e devastante nonostante i progressi nelle terapia chirurgiche e radiologiche, così come nella chemioterapia e nei farmaci a bersaglio. C’è un estremo bisogno di approcci fondamentalmente differenti». 

Binger e i colleghi hanno riportato i risultati di un follow up mediano a 27,6 mesi di distanza dalla partenza del trial clinico di fase 1, lanciato nel 2012. 

Dal maggio del 2012 al maggio del 2017 sono stati coinvolti nello studio 61 pazienti selezionati accuratamente in base alle dimensioni del tumore e alla sua posizione nel cervello. Tutti i pazienti sono stati trattati con Pvsripo e i risultati sono stati confrontati con quelli di pazienti reclutati in altri trial clinici condotti precedentemente sempre alla Duke University. 

La sopravvivenza generale ha raggiunto un plateau del 21 per cento a 24 mesi che si è mantenuta stabile fino a 36 mesi.

«La prognosi dei pazienti con glioma maligno ricorrente di grado IV secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità - scrivono i ricercatori -  è deprimente e attualmente non esiste una terapia efficace». 

Il primo obiettivo della fase 1 dello studio era stabilire il giusto dosaggio dell’infusione. I ricercatori pensavano inizialmente di poter somministrare il farmaco in dosi più elevate, ma dopo aver osservato reazioni avverse in alcuni pazienti, tra cui convulsioni e disturbi cognitivi hanno dovuto ridurre il dosaggio. 

Per tutti i 61 pazienti si è registrata una sopravvivenza mediana di 12,5 mesi in confronto agli 11,3 mesi del gruppo di controllo rappresentato dai pazienti dei trial clinici precedenti. La differenza maggiore tra i due gruppi si è osservata a partire dai due anni: il tasso di sopravvivenza dei pazienti trattati con il poliovirus era del 21 per cento in confronto al 14 per cento del gruppo di controllo.  A tre anni il divario aumenta ancora di più: il tasso di sopravvivenza nel gruppo sperimentale è del 21 per cento in confronto al 4 per cento del gruppo di controllo.

Per ottenere risposte ancora maggiori i ricercatori pensano di combinare la nuova terapia con le terapie tradizionali. 

È già in corso uno studio clinico di fase 2 per testare l’efficacia della combinazione del poliovirus con il farmaco chemioterapico lomustina.