Un nano-antibiotico contro i batteri resistenti

Un nano-antibiotico contro i batteri resistenti

A Marín-Menéndez et al, Antimicrobial Nanoplexes meet Model Bacterial Membranes: the key role of Cardiolipin, Scientific Reports

Una componente in grado di creare crepe nella membrana esterna dei batteri, un’altra capace di impedire la corretta duplicazione del loro DNA condannandoli alla morte. E il tutto in appena 160 nanometri, vale a dire in un millesimo del diametro di un capello. 

Si tratta di un nuovo prototipo di antibiotico messo a punto da un gruppo di ricerca internazionale a cui ha preso parte l’Università di Firenze nell’ambito del progetto europeo IAPP (Marie Curie Industry-Academia Partnerships & Pathways) DNA TRAP (Delivery of Nucleic Acid-Based Therapeutics for the Treatment of Antibiotic-Resistant Pathogens).

«Una delle sfide della medicina di oggi è legata al trattamento delle infezioni batteriche: gli antibiotici tradizionali sono progressivamente sempre meno attivi e numerosi ceppi batterici hanno sviluppato meccanismi di resistenza nei loro confronti», ha spiegato la coordinatrice dello studio Debora Berti, del dipartimento di Chimica dell’ateneo fiorentino. «A fronte di ciò la scoperta di nuove molecole con proprietà antibiotiche è diminuita nel tempo, e la loro disponibilità sul mercato è inadeguata. In questo contesto è quindi essenziale lo sviluppo di nuovi antibiotici, di formulazione innovativa, che siano versatili e applicabili per il trattamento di infezioni batteriche di diversa origine, e che superino i meccanismi di resistenza batterica». 

Il problema è di primissimo piano. 

Attualmente quasi 700 mila persone muoiono ogni anno nel mondo a causa di infezioni dovute a batteri diventati resistenti ai farmaci. E se non si troverà il modo di fermare i super batteri i decessi potrebbe diventare più di 10 volte tanti entro il 2050. 

Il rischio concreto è che in pochi anni le infezioni ritornino a essere lo spettro più temuto dall’uomo come è stato per secoli, fino all’avvento degli antibiotici. 

Il nuovo antibiotico, presentato dai ricercatori sulle pagine della rivista Scientific Reports, sembra per il momento promettente. «I vantaggi rispetto agli antibiotici tradizionali sono principalmente due: il fatto che i normali meccanismi di resistenza che il batterio può sviluppare sono inefficaci nei confronti degli oligonucleotidi e la possibilità di modificare facilmente gli oligonucleotidi stessi per renderli attivi contro diversi target all’interno dello stesso batterio o su batteri diversi», dice ancora Berti. «L’antibiotico può essere, quindi, modulabile per essere utilizzato in modo generale, per il trattamento di batteri Gram-negativi e Gram-positivi, cambiando in maniera opportuna l’oligonucleotide».

Siamo soltanto ai primissimi passi nello sviluppo del prodotto. I primi test invitano però all’ottimismo: i test sui topi hanno dimostrata l’efficacia del nano-antibiotico nel trattamento di infezioni da Clostridium Difficile. 

Ci vorranno però anni per comprendere se sarà realmente efficace nell’uomo e se sarà realmente in grado di opporsi alla capacità dei batteri di sfuggire ai farmaci.