Riattivare la centrale energetica delle cellule per combattere l’epatite B

Riattivare la centrale energetica delle cellule per combattere l’epatite B

Riattivare le centrali energetiche delle cellule riattiva i linfociti T contro l’infezione da HBV. Immagine: By Bjoern Schwarz (Flickr: nuclear power plant "Isar 2") [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

Agire con composti antiossidanti sulla centrale energetica (i mitocondri) dei linfociti T per rimetterli nelle condizioni di combattere l’infezione.

È questa la strategia per combattere l’epatite B messa a punto da un gruppo di ricercatori afferenti a diverse istituzioni italiane e coordinati dall’Università di Parma.

L’epatite B colpisce nel mondo circa 400 milioni di persone. Come la variante C, la malattia tende a cronicizzarsi e a causare nel tempo gravi danni al fegato e cancro. L’organismo ha la capacità di combatterla, in particolare con una specifica popolazione di cellule del sistema immunitario: i linfociti T CD8. Tuttavia, nel tempo questa risposta perde forza e i linfociti finiscono per “spegnersi”.

«Le terapie al momento disponibili pur ben tollerate, devono generalmente essere somministrate per l’intera vita del paziente e spesso non sono in grado di stimolare una risposta immunitaria adeguata a controllare il virus in modo stabile», dice il coordinatore della ricerca Carlo Ferrari, ordinario Malattie Infettive dell’Università di Parma e direttore della struttura complessa di Malattie Infettive ed Epatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Nello studio, pubblicato su Nature Medicine, i ricercatori hanno scandagliato le caratteristiche genetiche dei linfociti T CD8 sia su pazienti cronici affetti da infezione persistente da parte di HBV, sia su persone guariti dall’epatite B, con risoluzione spontanea dell’infezione poche settimane dopo averla contratta.

«Lo studio si è focalizzato sull’analisi dell’intero set di geni espressi dalla popolazione di linfociti T CD8, quelli più importanti per la protezione antivirale, che sono generalmente deboli o assenti, al fine di individuare eventuali alterazioni suscettibili di correzione farmacologica, nell’ipotesi che un ripristino funzionale di queste cellule possa rappresentare una nuova ed efficace modalità terapeutica per l’epatite cronica B», ha illustrato la prima firmataria dello studio, Paola Fisicaro dell’unità operativa di Malattie Infettive ed Epatologia.

È emerso che nei pazienti cronici i linfociti T presentano un profilo genetico alterato, soprattutto per quanto riguarda i geni coinvolti nel metabolismo energetico. Le alterazioni sono a carico soprattutto dei mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula.

Da qui l’ipotesi dei ricercatori che l’impiego di farmaci antiossidanti selettivi per i mitocondri possa portare a un ripristino delle funzioni dei linfociti T e quindi a una migliore risposta immunitaria. 

Così è stato e per l’epatite B ora si aprono nuove prospettive di cura o quanto meno di controllo. «Questo risultato offre nuove speranze per il trattamento dell'infezione cronica da HBV, ma anche di altre patologie (di tipo virale e non) contrassegnate da un deficit funzionale dei linfociti T e dall’assenza di risposte immunitarie adeguate», ha concluso Fisicaro.

Il lavoro è stato sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna con uno specifico programma di ricerca.