La beffa della Brexit: il servizio sanitario britannico non può fare a meno dei medici stranieri

Splendido isolamento?

La beffa della Brexit: il servizio sanitario britannico non può fare a meno dei medici stranieri

Un editoriale sul Bmj avverte: limitando gli ingressi si mette a rischio il futuro della sanità
redazione

brexit.jpg

Inutile illudersi di essere autosufficienti. Infermieri e dottori di altri Paesi sono e saranno ancora di più in futuro una risorsa indispensabile per la sanità del Regno Unito. Serve un piano lungimirante di reclutamento nel dopo Brexit

Una petizione al Parlamento che ha raccolto più di 3mila firme, una campagna di comunicazione che non è passata inosservata e ora un nuovo appello con le stesse richieste: favorire il reclutamento di dottori stranieri nel servizio sanitario inglese. 

Il British Medical Journal dal referendum sulla Brexit in poi non ha fatto che ripeterlo: ostacolare l’ingresso nel Regno Unito di personale sanitario è un errore di cui i primi a fare le spese saranno i pazienti. 

James Buchan e Anita Charlesworth, due esperti di politiche sanitarie della Health Foundation di Londra, hanno appena firmato un editoriale sul Bmj chiedendo al governo di elaborare un dettagliato piano di assunzioni internazionali che metta fine alle politiche del “stop and go” che periodicamente aprono e chiudono l’ingresso di leve straniere in base a criteri spesso arbitrari in disaccordo con le politiche immigratorie e con le reali necessità della sanità britannica. 

Inutile illudersi di poter essere autosufficienti, scrivono gli autori dell’editoriale, la presenza di medici e infermieri provenienti da altri Paesi sarà necessaria per colmare la mancanza di personale dovuta all’invecchiamento della forza lavoro dell’Nhs. 

I numeri parlano da soli: i medici generici (general practitioner) sono scesi dai 34mila del 2015 ai 33mila del 2018. Una campagna internazionale di reclutamento sta facendo di tutto per colmare il divario. La sanità del Regno Unito è sempre dipesa da medici stranieri. Le statistiche dell’Oecd (Organisation for Economic Cooperation and Development) mostrano che il 28 per cento dei medici che lavorano nel Regno Unito hanno ricevuto una formazione all’estero. Un dato in linea con quello di altri Paesi ad alto reddito di lingua inglese, come Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda e Usa in cui la percentuale  di dottori che hanno compiuto gli studi all’estero è tra il 24 e il 41 per cento.

Il Regno Unito è, dopo gli Usa, la meta preferita dei dottori di altra cittadinanza  (nel 2016 si sono registrati ben 5649 ingressi). 

Cosa succederà nel dopo Brexit? «È ancora presto per sapere con esattezza come la Brexit influenzerà i flussi di personale sanitario verso e da il Regno Unito - scrivono i due autori - Ma è probabile che si amplifichi il reclutamento internazionale da Paesi non europei. Una delle conseguenze non intenzionali del voto pro Brexit sarà quella di forzare l’Nhs a sostituire medici tedeschi con medici indiani, infermiere spagnole con infermiere filippine. Ma la verità vera è che non esiste una politica generale, un piano pubblicato oppure una immediata possibilità di autosufficienza per quanto riguarda i dottori e gli infermieri nel Regno Unito». 

I due esperti concludono con un appello: «Abbiamo bisogno di un approccio strategico e condiviso al reclutamento del personale sanitario che coinvolga i dipartimenti di salute governativi, il Ministero dell’Interno, i datori di lavoro e che sia integrato nella pianificazione nazionale generale della forza lavoro».