Diagnosi e cura estese a tutte le professioni sanitarie?

Parlamento

Diagnosi e cura estese a tutte le professioni sanitarie?

Una norma contenuta nel progetto di legge sulla responsabilità dei sanitari apre scenari nuovi
Anselmo Terminelli

Le competenze diagnostiche e terapeutiche potrebbero essere estese, in tempi brevi, a tutti gli operatori sanitari. Lo prevede, sottovoce, il progetto di legge sulla responsabilità dei sanitari di imminente approvazione da parte del Parlamento. Nel testo, infatti, viene precisato che “Gli esercenti delle professioni, nell'esecuzione delle prestazioni sanitarie con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative, riabilitative e di medicina legale, si attengono, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida...” (art.5, comma 1).

Questo periodo, contenuto nell'articolo dedicato alle linee guida, non avendo subito alcuna modifica durante le letture e riletture nelle Commissioni e nelle aule del Parlamento, può prestarsi a questa interpretazione, in quanto non precisa che i singoli operatori “devono avere specifica competenza” nell'erogare le varie prestazioni.

In generale, anche la lettura del testo del provvedimento conferma questa interpretazione in quanto non prevede alcuna classificazione di responsabilità dei singoli professionisti sanitari rispetto alle specifiche competenze attualmente svolte. Quindi il messaggio sembra abbastanza chiaro.

Proprio per questo, probabilmente, nel corso del lungo dibattito parlamentare, non è stata apportata alcuna correzione. Solo nei giorni scorsi, ormai alla vigilia dell'approvazione definitiva della legge, il deputato Marco Rondini (Lna) ha proposto una correzione in questo senso, con un emendamento presentato in commissione Affari sociali della Camera. Tuttavia, poiché si vuole approvare il provvedimento in tempi stretti, già nella prossima seduta della Commissione, giovedì 9 febbraio, gli emendamenti presentati probabilmente non saranno accolti. Il relatore di maggioranza del provvedimento alla Camera,  Federico Gelli, ha dichiarato infatti nei giorni scorsi a Roma, in un convegno dedicato proprio a questo argomento, che lunedì 13 febbraio il testo sbarcherà in Aula di Montecitorio per essere approvato definitivamente.

Risolta la querelle sul comma 566?

Con questa mancata correzione, e per il principio che tutto quello che è scritto in una legge è legge, saranno ampliate di fatto le competenze assistenziali a tutti gli operatori sanitari. Proprio come aveva tentato di fare il tanto discusso comma 566 della legge di stabilità 2015 (L.190/2014, art.1, c.566) sulla ridefinizione delle competenze professionali dei sanitari.

Anche se questa norma probabilmente non avrà effetto immediato, rappresenta comunque una buona base per riprendere la discussione tra le parti sul nuovo ruolo e le competenze che le singole professioni sanitarie dovranno svolgere nel percorso assistenziale del malato, anche alla luce dei progressi fatti dalla medicina e dalla sanità. Del resto la preparazione dell'infermiere, per esempio, oggi non è quella dei decenni passati. È un professionista laureato con conoscenze ampie e approfondite, grazie a un ottimo percorso formativo. Proprio per questo non sarebbe affatto azzardato riconoscere all'infermiere una specifica autonomia nell'ambito dell'assistenza e anche un ruolo incisivo nell'organizzazione. Visto che il provvedimento è stato condiviso da tutte le professioni sanitarie, si può ben sperare in questa svolta epocale, occasione anche per delineare nuovi scenari di una sanità italiana moderna e realmente vicino al cittadino.

Ruolo marginale del cittadino

Per il resto, la bontà della legge si vedrà sul campo, una volta che entrerà a regime. Al momento, le voci in merito sono contrastanti. Molti dicono che i medici avranno difficoltà ad applicare in modo restrittivo le linee guida che, da raccomandazioni che sono, vengono trasformate in vere e proprie norme legali. Altri dicono invece che i contenziosi tra malati e medici diminuiranno. Altri ancora prevedono, al contrario, che aumenteranno in modo esponenziale. Il fatto, per esempio, che sia stata depenalizzata completamente la colpa dei medici ha lasciato perplessi in molti. Ma, se la legge avrà questi effetti pratici, sarà sicuramente “corretta” nelle aule dei tribunali, dove, almeno in quella sede, il cittadino è sicuro di essere tutelato secondo quanto stabilisce la nostra Costituzione.