Ictus: in Italia cure a macchia di leopardo

Il Tavolo

Ictus: in Italia cure a macchia di leopardo

redazione

La cura dell’ictus in Italia è ancora a macchia di leopardo. Solamente poco più della metà delle regioni italiane ha adottato un formale Percorso diagnostico, terapeutico ed assistenziale (Pdta). Il Friuli Venezia Giulia è la regione più virtuosa, Sardegna e Molise rappresentano invece il fanalino di coda. La disomogeneità dei servizi è stata al centro  del Tavolo nazionale di discussione sul report “Ictus: le cure in Italia. Analisi civica dei Percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali”, presentato la scorsa settimana a Roma da Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato.  Tra i protagonisti dell’iniziativa, l’Osservatorio Ictus Italia. 

«Il superamento delle disparità regionali nel trattamento e nella cura delle malattie cerebrovascolari rappresenta una delle priorità dell’Osservatorio Ictus Italia - ha spiegato Nicoletta Reale presidente dell’Osservatorio  - La disomogenea diffusione sul territorio dei Pdta è infatti un elemento che conferma la necessità di un impegno costante e strutturato per garantire un equo e dignitoso livello di garanzia delle cure per tutti i pazienti». 

Fondamentale rafforzare la la collaborazione delle associazioni di pazienti e delle organizzazioni civiche con i professionisti medici del settore. «Gli specialisti - ha detto Antonio Carolei, Presidente dell’Italian Stroke Organisation e Consigliere dell’Osservatorio Ictus Italia - si trovano spesso a dover affrontare i problemi organizzativi e gestionali delle strutture in cui prestano servizio e, allo stesso tempo, a gestire le relazioni con pazienti e cittadini non sempre soddisfatti dei servizi sanitari offerti».
Per queste ragioni il ruolo dei medici è importante nella definizione delle buone regole. «Spesso le indicazioni ci sono, ma le Istituzioni non le applicano – aggiunge la Valeria Caso, Presidente dell’European Stroke Organization e Consigliere dell’Osservatorio Ictus Italia - In alcuni contesti regionali, sono stati gli stessi professionisti medici a lavorare in prima linea alla redazione dei Pdta, ma le regole non sono mai state recepite».

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