Liste d’attesa: il servizio sanitario inglese è al collasso e chiede aiuto ai privati

Sanità pubblica

Liste d’attesa: il servizio sanitario inglese è al collasso e chiede aiuto ai privati

Pagare con soldi pubblici le operazioni in clinica. È la soluzione proposta dai vertici dell’Nhs
redazione

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Se l’ospedale pubblico non può garantire l’intervento chirurgico in tempi accettabili può indirizzare i pazienti in strutture private pagate dallo Stato. La nuova strategia dei vertici dell’Nhs ha sollevato molte polemiche

Protesi all’anca e al ginocchio e rimozione della cataratta. Sono queste le operazioni che più delle altre mettono in crisi il sistema sanitario inglese che ha raggiunto lo scorso giugno liste d’attesa da record: 4,3 milioni di persone aspettavano di essere chiamate per un intervento non più procrastinabile. 

La strategia adottata dai vertici del National Health System per gestire l’emergenza ha sollevato molte polemiche. La soluzione proposta è infatti quella di inviare i pazienti in strutture private pagando le operazioni con soldi pubblici. Le critiche sono arrivate immediatamente. Due le principali: la convinzione che si tratti di uno spreco delle scarse risorse della sanità pubblica e il timore che le strutture private approfittino dell’opportunità per gonfiare i prezzi delle prestazioni. 

Da parte loro l’Nhs England e l’Nhs Improvement, le due organizzazioni incaricate di migliorare le performance dei servizi sanitari pubblici, autrici del suggerimento, invocano in loro difesa il rinomato pragmatismo anglosassone.  Che in sostanza significa mettere momentaneamente da parte i principi che hanno ispirato il sistema sanitario universalistico per concentrarsi su soluzioni pratiche fuori dai confini del “politically correct”. 

Le lettere delle due organizzazioni inviate agli ospedali pubblici suggeriscono la possibilità di  pagare ditte private per accogliere le richieste dei pazienti che l’Nhs non riesce a soddisfare. Le parole di Matthew Swindells, direttore del Nhs England ricolte ai 195 Clinical Commissioning groups, responsabili della pianificazione dei servizi sul territorio, sono esplicite: «Laddove le strutture sanitarie stabiliscono che non saranno più in grado di soddisfare le loro attività e tenere fede agli impegni di performance del piano approvato dal consiglio di amministrazione, bisognerebbe individuare in che modo modo queste lacune possono essere colmate ricorrendo all’intervento di altre strutture pubbliche o private». 

Gli obiettivi della buona sanità sono diventati sempre più difficili da raggiungere. Per la maggior parte degli ospedali riuscire a trattare il 92 per cento dei pazienti entro 18 settimane è un miraggio. Soprattutto quando situazioni di emergenza, come un’epidemia influenzale più pesante del solito, costringono i medici a rimandare gli interventi meno urgenti per dedicarsi alla gestione dei casi più urgenti. È esattamente quello che è accaduto lo scorso inverno. 

Probabilmente d’ora in poi i pazienti in lista per un’operazione verranno indirizzati a gruppi ospedalieri privati come Care UK, Spire Healthcare and Virgin Care, che saranno pagati dall’Nhs. Il Royal College of Surgeons ha giudicato il ricorso ai privati «necessario nell’immediato per il bene dei pazienti». Ma c’è chi teme che la virata verso il privato non sia risolutiva. Non è detto infatti che le cliniche abbiano tanti posti disponibili visto l’elevato numero di pazienti che paga di tasca propria le operazioni acquistandosi il diritto di entrare in sala operatoria la data stabilita. 

Sono in molti, inoltre, a non mandar giù il fatto di dover pagare con le tasse un servizio privato che tra l’altro potrebbe costare più di quello pubblico.