Medici, farmacisti e veterinari: no al testo di riforma degli Ordini

Professioni

Medici, farmacisti e veterinari: no al testo di riforma degli Ordini

redazione

Creazione di un Comitato di coordinamento permanente aperto a tutte le professioni sanitarie e richiesta di un incontro urgente con il ministro della Salute.

Sono queste le prime decisioni adottate dalle rappresentanze professionali di medici e odontoiatri, farmacisti e veterinari, riunite a Roma sabato 11 novembre.

I comitati centrali di Fnonceo, Fofi e Fnovi ribadiscono innanzitutto il proprio giudizio negativo sul testo della riforma degli Ordini delle professioni sanitarie approvato dalla Camera prima di passare al Senato.

Il testo attuale, secondo le tre Federazioni ordinistiche, «non rappresenta lo strumento idoneo al rinnovamento delle professioni già ordinate e alla configurazione in Ordini di professioni sanitarie non ancora ordinate. Si tratta, infatti – sostengono - di un impianto normativo che non affronta il cuore delle questioni, ma che interviene su specifici punti del testo del 1946 senza proporre per gli Ordini un ruolo che sia effettivamente nuovo e moderno».

Fnomceo, Fofi e Fnovi esprimono «netta contrarietà» a un testo che a loro giudizio «incide negativamente sull’autonomia ordinistica» in cui «sembra prevalere la necessità di introdurre elementi innovativi sotto il profilo amministrativo e formale, senza entrare nel merito dei problemi reali delle professioni e del difficile equilibrio dei rapporti tra rappresentatività professionale e crescita delle competenze istituzionali». E «soprattutto, non si affrontano questioni di sostanziale importanza, quali i rapporti e il coordinamento con l’Autorità giudiziaria nell’ambito disciplinare».

Infine, secondo le tre Federazioni «è grave che il Codice deontologico, posto a tutela dei cittadini, una volta approvato dal Consiglio nazionale, possa successivamente non essere recepito da alcuni Ordini provinciali, minando l’uniformità dei comportamenti deontologici».

Senza contare che «questa riforma, destinata a incidere sul futuro delle professioni sanitarie - anche quelle di nuova istituzione - non ha visto il coinvolgimento dei professionisti, in ossequio ad un malinteso primato della politica».