L’NHS sotto organico: mancano 100mila professionisti tra medici e infermieri

Il Rapporto

L’NHS sotto organico: mancano 100mila professionisti tra medici e infermieri

Parliamo ancora degli effetti di tagli e privatizzazioni in UK. Perché può capitare anche a noi
redazione

nhs.jpg

Il numero dei dottori è aumentato del 2 per cento dal 2012 a oggi, quando nello stesso periodo di tempo le visite al pronto soccorso sono cresciute del 27 per cento

Il suo compito è quello di «proteggere i pazienti e migliorare le competenze e le pratiche mediche in tutto il Regno Unito». Per raggiungere questo obiettivo, il General Medical Council (Gmc), l’ ente pubblico che gestisce i registri ufficiali dei medici britannici, deve conoscere nel dettaglio come funzionano gli ospedali e le altre strutture del Paese. E così ogni anno si prende la briga di monitorare l’efficienza del sistema sanitario facendo l’elenco di cosa manca per poter garantire cure di qualità ai pazienti. Quest’anno ha trovato la lacuna più grave. Quel che manca al National Health Service è infatti niente di meno che il cuore che lo mantiene in vita, ovvero infermieri, medici, terapisti e altro personale sanitario.  La voragine nell’organico ammonta all’allarmante cifra tonda di 100mila professionisti in totale, con alcuni ospedali che raggiungono i 1.600 posti vacanti. 

«Abbiamo raggiunto un momento critico - ha dichiarato in una nota stampa Charlie Massey, direttore del General Medical Council - un punto di crisi nella crescita della forza lavoro nel Regno Unito. Le decisioni che prenderemo nei prossimi cinque anni saranno decisive per riuscire a soddisfare le richieste extra». Perché l’Nhs, come del resto il nostro servizio sanitario, è sempre più schiacciato tra l’incudine dei suoi principi universalistici e il martello di una società che invecchia e che si riempie di malati cronici. La carenza di personale non aiuta certo a vincere la pesante sfida che è in corso nel Regno Unito così come in Italia: come conciliare le “cure per tutti” con l’inesorabile aumento dei pazienti dovuto all’invecchiamento della popolazione?

Gli esperti del Gmc  hanno individuato alcune aree critiche che mettono a rischio i servizi ai pazienti. A preoccuparli, innanzitutto, è il fatto che l’inserimento di nuovi medici non sia avvenuto allo stesso ritmo dell’aumento dei bisogni della popolazione. Ma c’è dell’altro: in alcune aree specialistiche l’assistenza dipende totalmente da esperti non britannici e, in tempi di Brexit, non sembra un fatto rassicurante. Non vanno dimenticate poi le condizioni di lavoro dei giovani dottori, costretti a turni massacranti che mettono a dura prova i loro nervi tanto da esporli al rischio di suicidio

Dal rapporto del Gmc emerge chiaramente che l’offerta non soddisfa la domanda. Il numero dei dottori è aumentato del 2 per cento dal 2012 a oggi, quando nello stesso periodo di tempo le visite al pronto soccorso sono cresciute del 27 per cento in Inghilterra e del 10 per cento nell’Irlanda del Nord. E lo scenario futuro non sarà migliore. Entro il 2040 il numero della popolazione con più di 85 anni raddoppierà passando dagli attuali 1,6 milioni ai 3, 2 milioni. 

«Ogni regione del Regno Unito - ha dichiarato Charlie Massey - deve calcolare attentamente il numero dei dottori di cui ha bisogno e sapere quali competenze debbano avere per lavorare in maniera flessibile e dove debbano essere destinati considerando i cambiamenti e gli spostamenti della popolazione». 

Resta poi aperto il capitolo Brexit, il cui finale non è ancora stato scritto. 

Alcune aree della sanità del Regno Unito dipendono in larga misura dalle prestazioni di medici stranieri. Nei dipartimenti di ginecologia e ostetrica più della metà del personale non ha la nazionalità britannica. 

Una forza lavoro vitale per il buon funzionamento dell’Nhs che però è stata fortemente condizionata dall’addio all’Europa. Nel 2017 nei registri ufficiali dell’Nhs erano iscritti 6mila medici stranieri in meno rispetto al 2011. 

L’altra sfida per il servizio sanitario britannico consisterà nel tenersi stretti i bravi medici. « E tutto ciò che ascoltiamo dal personale sanitario - afferma Massey - ci dice che dovremmo valorizzarli di più».