Pochi infermieri vuol dire pazienti insoddisfatti

L’indagine

Pochi infermieri vuol dire pazienti insoddisfatti

Vale nel Regno Unito ma anche da noi: la sanità che non funziona è anche una questione di numeri
redazione

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Non è vero che sono indifferenti e negligenti. Sono bravi, ma sono pochi. E se ognuno di loro deve seguire 10 pazienti è impossibile fermarsi a parlare. L’unica cosa da fare è correre da una stanza all’altra

Il paziente chiama, soffre, vorrebbe un antidolorifico, ma nessuno risponde. Di infermieri neanche l’ombra. Dopo una lunga attesa arriva qualcuno, un’apparizione che dura un battito di ciglia: sistema la flebo e scappa via. Non c’è il tempo per una parola di conforto, per una spiegazione, per rispondere a qualche domanda. Con un numero di pazienti a testa che può variare da 6 a 12, gli infermieri del National Health Service passano più tempo a correre da una stanza all’altra che a prendersi cura dei loro pazienti.

Ed è proprio la carenza di personale infermieristico il principale motivo di scontento dichiarato dalle persone ricoverate. Le lamentele dei pazienti per il trattamento ospedaliero nel Regno Unito riguardano per lo più la quantità delle cure e non la qualità. A dirlo è uno studio pubblicato sul Bmj Open che ha messo insieme i dati di due indagini, la Nhs Survey of Inpatients e l’Rn4Cast-England study. Entrambe condotte nel 2010, le due inchieste raccontano la vita negli ospedali da due punti di vista: la prima raccoglie le opinioni di 66mila pazienti dimessi da 161 strutture sanitarie, la seconda ricava informazioni da 3mila infermieri impiegati in 46 ospedali del Paese. I pazienti descrivono le cure che hanno ricevuto, gli infermieri il loro lavoro.

I ricercatori hanno confrontato tra loro i dati delle due indagini sui 46 ospedali in comune, scoprendo che la soddisfazione dei pazienti è strettamente legata al numero di infermieri in servizio. Ribadiamolo: i giudizi negativi non sono dovuti alla qualità delle cure ricevute dal personale infermieristico. Tanto che quasi l’80 per cento dei pazienti ha dichiarato di fidarsi degli infermieri così come dei medici. Ma solamente il 60 per cento delle persone dimesse ha trovato un numero di sufficiente di infermieri nell’ospedale dove era stato ricoverato. Un paziente su dieci, dato non trascurabile, ha affermato che l’adeguata presenza di personale specializzato era garantita raramente o mai. 

Le risposte dei pazienti dimostrano chiaramente che la qualità del servizio dipende dal numero degli infermieri. Quando nella struttura non si avvertiva la carenza di personale il giudizio sulle cure ricevute era per lo più (57%) eccellente. Al contrario, negli ospedali dove trovare un infermiere diventava un’impresa impossibile la percentuale dei pazienti soddisfatti scendeva al 14 per cento.  

Dati alla mano, i ricercatori hanno calcolato che in un ospedale dove ogni infermiere ha in cura 10 pazienti la percentuale di giudizi positivi è del 40 per cento più bassa rispetto a un ospedale dove ogni infermiere segue 6 pazienti. 

Gli infermieri sono perfettamente consapevoli di quello che non riescono a garantire a fari nei loro indaffarati turni di lavoro: il 7 per cento sente di non poter fare abbastanza per il controllo del dolore , il 52 per cento sostiene di non avere abbastanza da tempo da dedicare ai pazienti e ai famigliari per spiegare come comportarsi una volta usciti dall’ospedale, il 65 per cento si dispiace di non trovare un momento libero per dare conforto o per parlare con gli assistiti. 

«La diceria - scrivono i ricercatori sul Bmj - secondo la quale la scadente qualità delle cure negli ospedali sia dovuta a infermieri indifferenti non è sostenuta da alcuna prova. Al contrario i nostri risultati indicano che ridurre il numero di cure mancate, assicurando un adeguato numero di infermieri rispetto ai posti letto degli ospedali e migliorando l’ambiente degli ospedali è una strategia promettente per migliorare la soddisfazione dei pazienti per le cure ricevute».