Quanto è bravo il chirurgo? In UK la pagella è on line e ha fatto bene a medici e pazienti

L’indagine

Quanto è bravo il chirurgo? In UK la pagella è on line e ha fatto bene a medici e pazienti

Si temeva che l’operazione trasparenza avrebbe spinto all’eccessiva prudenza. Non è stato così
redazione

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Dal 2013 nel Regno Unito tutti possono conoscere il numero di operazioni eseguite da un singolo medico e il loro esito. C’è chi temeva che la trasparenza avrebbe spinto gli specialisti a evitare le operazioni più rischiose. Ma ciò non è accaduto. Anzi…

Nome, cognome, numero degli interventi eseguiti, tasso di mortalità dei pazienti a 90 giorni dall’intervento. Dal giugno del 2013 nel Regno Unito i dati sulle performance dei singoli chirurghi di nove aree specialistiche sono pubblici, facilmente consultabili on line in aggiunta a quelli della strutture per cui lavorano. Di ogni chirurgo è quindi possibile conoscere l’esito delle operazioni eseguite. Una scelta che in molti temevano avrebbe portato più danni che benefici. Uno studio appena pubblicato sul Bmj, invece, promuove questa “operazione trasparenza” dimostrando che da quando esistono i database pubblici, con tanto di nome e prestazione, la mortalità dei pazienti sottoposti a interventi programmati si è sostanzialmente ridotta.

I ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine hanno concentrato la loro attenzione sugli interventi chirurgici effettuati su pazienti con cancro del colon-retto. Scoprendo che le critiche mosse alla diffusione dei dati erano infondate. Non è vero, infatti, che la pubblicazione delle performance spinge i chirurghi a una eccessiva prudenza, portandoli a evitare i rischi e a scegliere di operare solamente i casi più facili. Non è neanche vero che li induce a manipolare i dati sulla salute del paziente per farlo sembrare più grave in modo da poterlo operare d’urgenza e sfuggire così al rapporto pubblico (i casi urgenti infatti non finiscono nei database accessibili a tutti). Tutto ciò non accade. 

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 111mila pazienti con una diagnosi di cancro colorettale ricevuta tra l’aprile del 2011 e marzo del 2015 e hanno messo a confronto il numero delle operazioni programmate eseguite, la mortalità prevista a 90 giorni e la mortalità osservata a 90 giorni nel periodo precedente e successivo all’introduzione dei rapporti pubblici sulle performance dei chirurghi. 

II campione coinvolto nello studio rappresenta il 92 per cento di tutti i pazienti con cancro del colon-retto ricoverati in una struttura pubblica britannica nel periodo di osservazione.

Ebbene, la trasparenza ha portato solo benefici: la mortalità osservata a 90 giorni è scesa dal 2,8 per cento al 2,1 per cento dopo giungo del 2013. Evidentemente, suggeriscono gli autori dello studio, deve esserci stato un miglioramento nelle cure prima, durante e dopo l’intervento chirurgico. 

Gli effetti negativi ipotizzati dai più critici non si sono verificati: il numero dei pazienti indirizzati all’operazione chirurgica non è cambiato, la percentuale di interventi urgenti è rimasta invariata, la mortalità prevista è rimasta la stessa. Significa, in sostanza, che i chirurghi non si aggiustano il lavoro a loro vantaggio per paura dei riflettori.

«Questo studio - scrivono gli autori - fornisce prove evidenti del fatto che l’introduzione della pubblicazione degli esiti delle operazioni per cancro al colon-retto dei singoli chirurghi non ha portato a una riduzione del numero di pazienti ad alto rischio sottoposti a una resezione maggiore e ha coinciso con un miglioramento della mortalità a 90 giorni nei pazienti eleggibili all’intervento».