Regno Unito: peggiorano i servizi di salute sessuale. Ne risentono le donne

L’indagine

Regno Unito: peggiorano i servizi di salute sessuale. Ne risentono le donne

Offrono dai test per le malattie sessualmente trasmissibili al sostegno in caso di stupro
redazione

Esami per la diagnosi di malattie sessualmente trasmissibili, consigli e informazioni sulla salute sessuale, offerta di anticoncezionali di emergenza, test di gravidanza, vaccini, sostegno psicologico in caso di violenza sessuale, colloqui con specialisti per avere informazioni sull’aborto. Sono i servizi offerti dalle cliniche della salute sessuale (Gum) nel Regno Unito, strutture chiave per la salute pubblica all’interno del National Health Service (Nhs). Che però non sembra funzionino più come dovrebbero. 

Lo standard di efficienza stabilito dalla  British Association of Sexual Health and Hiv (BASHH) nel 2010 è molto ambizioso: il 98 per cento dei pazienti deve ottenere un appuntamento entro 48 ore dalla richiesta. 

Una recente indagine della Southampton University pubblicata su Sexually Transmitted Infections ha però dimostrato che la realtà è ben diversa dalle aspettative. In Galles e in Irlanda del Nord si registrano i maggiori disservizi, ma il calo più evidente nella qualità dell’assistenza riguarda l’Inghilterra. Solamente il 67 per cento dei pazienti viene ricevuto entro due giorni dalla telefonata. E per le donne va peggio che per gli uomini. 

I risultati provengono da un’indagine partita nel 2014 condotta con i classici strumenti investigativi:  questionari inviati via posta ai medici delle 248 cliniche della salute sessuale con domande sull’agenda degli appuntamenti e prenotazioni telefoniche da parte di finti pazienti. 

Nel 2014 sono state condotte più di mille telefonate “mascherate”  in un mese. L’anno successivo i finti pazienti si sono anche rcati di persona nelle strutture sanitarie per verificare la possibilità di essere visitati in giornata. 

Ebbene, nei due anni di osservazione il servizio è peggiorato notevolemente. I medici che affermano di aver accolto le richieste nelle 48 ore previste come standard di efficienza sono passati dal 76 per cento nel 2014 al 67 per cento nel 2015. È una situazione che non fa piacere ai dottori che nel 96 per cento dei casi ritengono opportuno visitare il paziente al più presto. 

Dall’analisi delle telefonate è emerso che nel 2014 il 95,5 per cento dei medici in presenza di un paziente con sintomi gravi offriva un appuntamento entro 48 ore (un valore al di sotto delle indicazioni della Bashh). Nel 2015 la percentuale è scesa al 91 per cento, 90 per cento per le donne. 

In assenza di sintomi il 74,5 per cento delle telefonate si conclude con la prenotazione di un appuntamento entro 48 ore. Anche in questo scenario le donne subiscono maggiori ritardi nell’assistenza rispetto agli uomini: la percentuale di maschi che riesce a farsi visitare entro due giorni è salita dal 58 per cento del 2014 al 91 per cento del 2015, mentre per le femmine si è passati dal 49 per cento al 59,6 per cento nel 2015. 

Che il servizio abbia ridotto la sua efficienza è già di per se un problema, ma che siano le donne a subirne principalmente i danni è per gli autori dell’indagine particolarmente preoccupante. 

«Le donne hanno maggiori difficoltà ad accedere ai servizi rispetto agli uomini il che è sorprendente dato che molti servizi delle cliniche riguardano l’aspetto della contraccezione tradizionalmente più importante per le donne. È essenziale - concludono gli autori - che le cliniche rimangano liberamente accessibili in caso di bisogno per ridurre i tassi di infezioni sessualmente trasmissibili».