«Salviamo la Rete diabetologica, fiore all’occhiello della sanità italiana»

L’appello

«Salviamo la Rete diabetologica, fiore all’occhiello della sanità italiana»

redazione

Una rete di centri specialistici dove lavorano esperti di diverse discipline, dal diabetologo all’infermiere, dal dietista allo psicologo, al podologo, e a volte al cardiologo, nefrologo, neurologo e oculista. È il modello italiano di cura del diabete che rende omogenei su tutto il territorio nazionale gli interventi di prevenzione, diagnosi, monitoraggio e terapia dei pazienti. È grazie a questa organizzazione che l’Italia è il Paese occidentale con il più basso livello medio di emoglobina glicata (HbA1c) e i più bassi tassi di complicanze croniche e di eccesso di mortalità nelle persone con diabete.

A difendere il modello assistenziale italiano basato sul team diabetologico, come sancito nel Piano Nazionale della Malattia Diabetica, è scesa in campo la Società Italiana di Diabetologia (Sid): «Va sottolineato il ruolo dell’assistenza diabetologica nel ridurre la mortalità nelle persone con diabete - afferma Giorgio Sesti, presidente della Sid - coloro che sono assistiti nei centri diabetologici hanno una minore mortalità totale e cardiovascolare rispetto a chi non li frequenta. Anche per questo il Piano Nazionale della Malattia Diabetica prevede una presa in carico di tutte le persone con diabete da parte dei centri diabetologici, con l’applicazione di una incisiva gestione integrata con i medici di famiglia».

I team diabetologici rappresentano una risorsa preziosa per la sanità italiana per il vantaggioso rapporto tra costi e benefici:  costano circa l’1 per cento del totale della spesa sostenuta per curare le persone con diabete e possono contribuire a ridurre in misura assai significativa l’altro 99 per cento delle spesa attraverso la prevenzione delle complicanze croniche, accorciando la durata delle degenze con una presa in carico al momento dell’accoglimento nei reparti chirurgici, ottimizzando l’uso dei farmacie dei dispositivi per il monitoraggio e la cura, osservando una scrupolosa appropriatezza nelle prescrizioni di esami di laboratorio e strumentali, collaborando nelle scelte sulle strategie di cura operate a livello nazionale, regionale e locale.