Il servizio sanitario sta morendo di sprechi

Il rapporto

Il servizio sanitario sta morendo di sprechi

È un campionario degli orrori quello riportato da Cittadinanzattiva. C’è chi compra letti troppo grandi che non entrano in ascensore e chi ha reparti ultratecnologici mai aperti, chi paga i presidi più di quanto costano alla sanitaria sotto casa e chi invece di assumere medici li fa venire da fuori
redazione

A Cagliari, presso l’Unità operativa di ortopedia dell’ospedale, sono stati acquistati letti troppo grandi per poter entrare negli ascensori; a Tortona (Alessandria) è stato chiuso il reparto di maternità nonostante i locali fossero stati da poco rinnovati e tinteggiati: le attrezzature in dotazione, soprattutto una vasca per il parto in acqua e alcune incubatrici, sono rimaste inutilizzate. A Lanusei (Ogliastra) è stata costruita una sala emodinamica con tutta l’attrezzatura di ultima generazione, ma da oltre un anno è ferma perché gli interventi previsti sono minimi e non ci sono gli specialisti. 

E ancora, all’Ospedale di Acireale, nel reparto di radiologia, c’è un moderno apparecchio per la risonanza magnetica. Ma viene utilizzato solo cinque mattine su sette ed esclusivamente per i pazienti ricoverati. A Grugliasco (Torino) le ambulanze del 118 sono attrezzate con dispositivi per la teletrasmissione di elettrocardiogramma e parametri vitali che però sono inadatti per le esigenze del 118 e spesso sono malfunzionanti; presso il presidio ospedaliero Sirai (Asl Carbonia-CA) sono stati acquistati otto ecografi ma i medici formati per il loro utilizzo sono soltanto tre. Nel nuovo complesso operatorio dell’ospedale San Paolo di Napoli ci sono quattro sale operatorie, una sala open space con quattro posti di rianimazione e una sala post operatoria mai aperta. Si lavora solo cinque ore al giorno.

Ecco come sta morendo la sanità italiana. Di sprechi, prima ancora che di inefficienze e di tagli. A documentarli, per la prima volta in maniera sistematica, è Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato in un rapporto realizzato con il contributo di Farmindustria. Che, in una congiuntura economica quanto mai difficile, fa venire rabbia.

Di sprechi, nel servizio sanitario, ce ne sono per tutti i gusti, da nord a sud. E riguardano ogni aspetto della filiera dell’assistenza ospedaliera.

Per esempio, ricorda il rapporto, c’è chi compra presidi senza prima verificare che siano utilizzabili per i pazienti. Succede in Campania dove sono sono stati acquistati un gran numero di presidi per stomizzati con un acquisto unico centralizzato. Ma giacciono nei vari distretti delle Asl perché non conformi a quelli adatti ai pazienti.

Nella AUSL di Forlì (a Bagno di Romagna) i plantari costano presso le sanitarie 120 euro, ma la pubblica amministrazione li acquista a 180.

L’ospedale di Venere in provincia di Bari ha un reparto di ginecologia e ostetricia ristrutturato da poco, ma la sala operatoria di ostetricia è chiusa per carenza di personale.

Nell’azienda ospedaliera di Reggio Calabria dal 2010 è stato realizzato un reparto di cardio-chirurgia con apparecchiature all’avanguardia mai utilizzate, a causa della mancata nomina di una equipe. I malati nel frattempo si curano altrove e l’azienda spende soldi per controllare i macchinari.

Nella provincia di Salerno, a causa del blocco del turn over, i medici vengono mandati in trasferta tra i vari ospedali e aziende ospedaliere, con un costo di 63 euro l’ora.

Presso l’ospedale di Pantalla-Todi (PG) sono stati assunti solo gli infermieri, mentre i medici vengono da Perugia, con una spesa della Asl che ammonta a 350 mila euro l’anno.

È vero: quelle riportate dal rapporto sono semplici segnalazioni di cittadini senza alcun valore statistico. Ma sono ormai decine ed è difficile considerarle semplici anomalie. Sono piuttosto la prova di un sistema marcio nelle fondamenta in cui le politiche di austerity degli ultimi anni non hanno fatto che peggiorare la situazione traducendosi in un taglio ai diritti ma non alle inefficienze.

«La strategia di aggressione agli sprechi, chiamata contenimento della spesa e spending review, a conti fatti ha prodotto queste certezze: 54 miliardi di tagli cumulati dal Servizio Sanitario Nazionale tra il 2011 e il 2015 e contrazione, o soppressione, di prestazioni e servizi, come certifica la Corte dei Conti. E per il 2016 altri 14,5 miliardi di tagli. Invece resta da dimostrare e spiegare ai cittadini se e quanti sono stati gli effettivi risparmi prodotti dalle manovre e come sarebbero stati reinvestiti, a fronte dei sacrifici richiesti a tutti negli anni», ha detto il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva Tonino Aceti.