In UK i tagli alla sanità salvano i conti, ma uccidono gli anziani

Danni collaterali

In UK i tagli alla sanità salvano i conti, ma uccidono gli anziani

I tagli alla spesa sanitaria e sociale ricadono soprattutto sulle categorie più vulnerabili. In Inghilterra le politiche di austerity imposte al servizio sanitario sono ritenute responsabili di 30.000 morti nel 2015
Paolo Gangemi

I sistemi sanitari dei Paesi più sviluppati si stanno evolvendo verso un modello sempre più efficiente da un punto di vista “aziendale”. Ma le politiche decise dai governi in questo senso, accompagnate spesso da forti tagli nei bilanci, rischiano di non rimanere senza conseguenze, soprattutto per la categoria più svantaggiata: gli anziani.

In Inghilterra stanno infuriando le polemiche a causa di due articoli pubblicati a febbraio sul Journal of the Royal Society of Medicine da un gruppo di ricercatori guidati da Lucinda Hiam, della London School of Hygiene and Tropical Medicine. Il primo articolo spiega come nel 2015, fra Inghilterra e Galles, sono stati registrati circa 30.000 decessi in più della media, di cui oltre 10.000 solo a gennaio: l’impennata più acuta degli ultimi cinquanta anni. Le cause di un fenomeno così eclatante non sono state chiarite del tutto, ma gli autori dei due studi, pur con tutte le cautele, tendono a considerare l’ipotesi della responsabilità di politiche sanitarie inefficaci.

Diversi fattori puntano in questa direzione: innanzitutto non sono stati evidenziati motivi particolari di ordine epidemiologico (una minore efficacia del vaccino antinfluenzale potrebbe aver contribuito, ma solo in piccola parte); inoltre il picco di decessi si è verificato in un contesto di tagli alla sanità decisi dai governi conservatori; infine l’aumento delle vittime ha riguardato soprattutto le categorie che più dipendono dai servizi sanitari, a partire dagli anziani.

Indipendentemente dalle cause contingenti dei singoli decessi, per Dominic Harrison, uno degli autori della ricerca, quello che è successo nel gennaio 2015 è che, di fronte a un aumento della domanda di cure da parte delle persone anziane, c’è stata una risposta inadeguata. «La nostra analisi indica che la causa più probabile di questo fallimento, escluse tutte le altre possibili spiegazioni, sta nell’insufficienza delle risorse e delle capacità», ha aggiunto Harrison.

In effetti, secondo l’altro articolo, nel gennaio 2015 gli indicatori di qualità sono crollati in tutti i settori (a eccezione delle cure oncologiche): sono aumentati i tempi di attesa per esami diagnostici e visite specialistiche, per le ambulanze e per l’ammissione al pronto soccorso, ed è cresciuto il numero di operazioni cancellate per ragioni non cliniche.

Questi dati, secondo gli autori, sono da interpretare nel contesto di austerità imposto al servizio sanitario nazionale dalle politiche dei conservatori al governo dal 2010: altri studi avevano già rilevato per esempio un carico di lavoro aumentato per gli operatori della sanità. E la situazione sembra destinata a peggiorare a causa dei tagli anche alla spesa sociale: gli stanziamenti per il welfare per il biennio 2015-16 sono stati ridotti di 16,7 miliardi di sterline (oltre 19 miliardi di euro), con possibili ricadute sanitarie. Con l’invecchiamento della popolazione, infatti, il sistema sanitario è sempre più legato a un efficiente sistema di assistenza sociale per gli anziani, che però ha visto una riduzione dei fondi del 17% rispetto al 2009, proprio in concomitanza di un aumento del 9% della popolazione al di sopra degli 85 anni.

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