150 milioni di nuovi poveri per colpa del coronavirus. Sicurezza alimentare a rischio

L’analisi

150 milioni di nuovi poveri per colpa del coronavirus. Sicurezza alimentare a rischio

La povertà impedisce alle famiglie di accedere agli alimenti più ricchi di sostanza nutrienti. In Africa e in Asia aumenta la malnutrizione. Inoltre le difficoltà dell’industria, tra chiusure e restrizioni all’export, fanno aumentare i prezzi. Da crisi sanitaria a crisi alimentare. Su Science

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Covid-19 rischia di incidere su tutte le determinanti della sicurezza alimentare globale, dalla disponibilità di cibo al suo accesso, dalle caratteristiche nutrizionali dell'alimentazione. Immagine: © Fao, Alessandra Benedetti
di redazione

Tra le conseguenze della pandemia ce ne è una che preoccupa particolarmente gli esperti dell’International Food Policy Research Institute: qual è l’impatto di Covid-19 sulla sicurezza alimentare?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima affrontarne altre quattro: c’è abbastanza cibo a disposizione? le persone riescono ad accedervi con facilità? il cibo consumato è adeguatamente nutriente? ed è sempre reperibile?

Partendo da questi quesiti, gli scienziati analizzano su Science le principali minacce della pandemia all’intera filiera del cibo suggerendo ai governi alcune misure utili a impedire che una crisi sanitaria si trasformi in una crisi alimentare. 

L’accesso al cibo

In molti Paesi ancora non esistono indagini dettagliate sulle perdite economiche subite dalle famiglie a causa della pandemia, ma secondo alcune simulazioni basate su modelli matematici potrebbero già esserci nel mondo tra i 90 e i 150 milioni di nuovi poveri, soprattutto in Asia e in Africa (un aumento pari al 24 per cento).  Un esercito di persono che non possono acquistare alimenti nutrienti, come frutta, verdura, o prodotti di origine animale, ma solamente cibo dallo scarso potere nutritivo. Anche se la recessione dovesse durare poco, il consumo di alimenti poco nutrienti potrebbe avere conseguenze a lungo termine per la salute soprattutto dei bambini. La malnutrizione incide infatti sullo sviluppo cognitivo e fisico dei più piccoli. 

Un recente sondaggio in Etiopia ha dimostrato che i prodotti alimentari a cui si è rinunciato durante la pandemia sono quelli più ricchi di nutrienti come frutta, carne, uova e prodotti lattiero-caseari. 

«L’impatto principale della pandemia sulla sicurezza alimentare è dovuto al calo del reddito che mette a rischio l'accesso agli alimenti, Ciò è particolarmente preoccupante per i poveri estremi, che spendono in media circa il 70 percento del loro reddito totale in cibo», ha dichiarato ha dichiarato Johan Swinnen, co-autore dell'articolo e direttore generale dell’IFPRI. 

La disponibilità di cibo

Covid-19 ha inciso anche sulla produzione di cibo. Con modalità differenti da Paese a Paese. L’agricoltura è uno dei settori più colpiti. Non tanto nei Paesi ricchi e non tanto per i prodotti di primo consumo (grano, mais, soia) le cui coltivazioni sono per lo più meccanizzate e i pochi lavoratori impiegati hanno possibilità di rispettare le distanze imposte dalle regole anti-contagio. Diverso è il caso dei Paesi poveri, dove la maggior parte del lavoro viene eseguita a mano e i lavoratori più numerosi hanno meno possibilità di rispettare le distanze di sicurezza. La raccolta di frutta e verdura in tutto il mondo viene eseguita manualmente e richiede che il personale lavori a stretto contatto. Inoltre, alcune aziende agricole che impiegavano soprattutto personale straniero si sono ritrovate in difficoltà a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte da molti Paesi. Tutto ciò ha ripercussioni sulla stabilità dei prezzi e può compromettere la continuità della distribuzione di cibo. 

L’esportazione 

Le restrizioni all'esportazione di alimenti di base, tra cui riso e grano, imposte da 21 paesi nei primi mesi della pandemia, hanno fatto impennare i prezzi di quei beni di prima necessità. «Fortunatamente, da allora molte di queste restrizioni all'esportazione sono state revocate e i prezzi del mercato mondiale del riso, ad esempio, sono diminuiti dopo la fine del divieto di esportazione del Vietnam» ha dichiarato David Coorde, co-autore dell'articolo. I ricercatori raccomandano ai governi di evitare il ricorso a misure restrittive sull'esportazione di prodotti alimentari, a mantenere gli accordi stipulati con l’Organizzazione Mondiale del Commercio e a mantenere aperti i canali commerciali. 

Aiuti economici necessari 

Poiché il calo del reddito è stato il fattore di  rischio principale per l'accesso agli alimenti, le politiche di sicurezza sociale sono particolarmente necessarie.  «Date le sfide fiscali che devono affrontare i paesi a basso e medio reddito e dati i forti effetti di ricaduta internazionale delle conseguenze economiche di COVID-19, sarà importante che i paesi ad alto reddito e le organizzazioni internazionali contribuiscano il più possibile per sostenere le risposte dei paesi poveri in difficoltà finanziarie. Ciò aiuterebbe la ripresa economica globale ed eviterebbe enormi costi umanitari che una crisi alimentare globale implicherebbe», avvertono i ricercatori in conclusione.