50 mila morti in meno se le città europee rispettassero i limiti all’inquinamento

La stima

50 mila morti in meno se le città europee rispettassero i limiti all’inquinamento

È la prima mappa europea dell’impatto dell’inquinamento dell’aria sulla mortalità città per città. L’Italia non ne esce bene. Brescia, Bergamo, Vicenza, Torino e Milano hanno una mortalità da PM2,5 e NO2 tra le più alte d’Europa

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Immagine: Gabri80 at Italian Wikipedia, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

A Madrid se i livelli di biossido di azoto (NO2) scendessero fino alla soglia indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità si potrebbero prevenire 200 morti all’anno. A Brescia se le polveri sottili PM 2,5 restassero all’interno del range stabilito dall’Oms si avrebbero 232 morti in meno all’anno. Madrid e Brescia sono le città che hanno la maggiore mortalità rispettivamente per biossido di azoto e polveri sottili tra le 969 città europee oggetto di uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health. Si tratta della prima indagine che valuta il numero di decessi prematuri dovuti al PM 2,5 e al biossido di azoto (NO2) in Europa a livello di città e non di nazioni. Dall’analisi emerge che se in tutte le città europee venissero rispettate le raccomandazioni dell’Oms per le polveri sottili si potrebbero evitare 51mila morti all’anno e se si seguissero le indicazioni dell’Oms per il biossido di azoto si potrebbero prevenire 900 morti all’anno. 

Come è logico, facendo di più, ossia migliorando la qualità dell’aria ancora oltre le aspettative dell’Oms, il numero di vite salvate sarebbe ancora maggiore. E i ricercatori hanno fatto i calcoli: tornando a Madrid  e Brescia, se i livelli di NO2 della prima arrivassero ai livelli minimi individuati nello studio si potrebbero evitare 2.380 morti all’anno e se i livelli di PM 2,5 della seconda scendessero alla soglia più bassa registrata si riuscirebbero a prevenire 309 morti. 

Quali sono i valori suggeriti dall’Oms? Le linee guida prevedono una media annuale di 10 μg/m3 per il PM 2,5 e di 40 μg/m3 per l’NO2. 

Immagine: © Khomenko, Sasha et al. Premature mortality due to air pollution in European cities: a health impact assessment. The Lancet Planetary Health, Volume 0, Issue 0

Come abbiamo detto, se tutte le città analizzate si attestassero su questi livelli si risparmierebbero 51mila morti per Pm 2,5 e 900 per NO2. Ma se si scendesse ai livelli minimi osservati nello studio (vale a dire 3,7 μg/m3 per PM2,5 e 3,5 μg/m3 per NO2, livelli rinvenuti nelle città scandinave) si potrebbero prevenire 125mila morti premature per esposizione a PM2,5 e 79 morti premature per esposizione a biossido di azoto all’anno.

«Queste nuove stime specifiche città per città evidenziano il grave impatto dell'inquinamento atmosferico sugli abitanti delle aree urbane. Abbiamo utilizzato i dati sull'esposizione all'inquinamento atmosferico con una risoluzione fino a 250 metri quadri e i dati sulla mortalità specifica delle città, che ci hanno permesso di individuare le differenze locali non spiegate da studi precedenti condotti a livello nazionale. Lo studio dimostra che molte città non stanno ancora facendo abbastanza per contrastare l'inquinamento atmosferico e  i livelli superiori alle linee guida dell'Oms stanno provocando morti inutili», ha dichiarato Mark J Nieuwenhuijsen, del Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal), tra gli autori dello studio. 

Una verità emerge chiaramente dal rapporto del Lancet: non esiste una soglia di esposizione sicura al di sotto della quale l'inquinamento atmosferico è innocuo. Anche ai livelli minimi registrati, l’aria inquinata ha un impatto quantificabile sulla mortalità. 

I ricercatori hanno stimato i livelli di inquinamento atmosferico in 969 città e 47 grandi città in Europa (che coprono il 32 per cento della popolazione nei singoli paesi) e li hanno combinati con i dati sulla mortalità specifici di ogni città. Nel 2015, anno di riferimento dello studio, l’84 per cento e il 9 per cento della popolazione è stato esposto rispettivamente a livelli di PM2,5 e NO2 superiori alle linee guida dell’OMS. Secondo i calcoli dei ricercatori, la riduzione del PM2,5 ai livelli raccomandati dall'OMS potrebbe prevenire il 2 per cento della mortalità annuale nelle città oggetto di studio, mentre un abbassamento ulteriore (arrivando ai livelli minimi registrati) potrebbe prevenire il 6 per cento dei decessi annuali. Per il biossido di azoto, la previsione è la seguente:  il rispetto delle raccomandazioni dell'OMS potrebbe prevenire lo 0,04 per cento dei decessi annuali, mentre la massima riduzione potrebbe impedire fino al 4 per cento dei decessi annuali.

L’Italia è sfortunatamente molto citata in questo studio. 

Brescia, Bergamo e Vicenza sono tra le prime cinque città con il peggiore impatto sulla salute da PM2,5 insieme a Karvina nella Repubblica Ceca e Gornoslaski Zwiszek Metropolitalny in Polonia. Torino e Milano, insieme a Madrid, Anversa e Parigi, sono tra le cinque città con il più alto tasso di mortalità da biossido di azoto. 

Immagine: © Khomenko, Sasha et al. Premature mortality due to air pollution in European cities: a health impact assessment. The Lancet Planetary Health, Volume 0, Issue 0

«L’identificazione delle differenze locali è importante in quanto non sempre queste emergono nelle stime a livello nazionale. Ad esempio, le precedenti stime a livello di Paese non hanno classificato l’Italia come una nazione con il più alto carico di mortalità dovuto all'esposizione al PM2,5, ma nel nostro studio abbiamo visto la più alta mortalità nelle città del Nord. Ci auguriamo che le autorità locali utilizzino questi nuovi dati per informare e attuare nuove politiche che abbiano un impatto positivo sulla salute dei cittadini», ha dichiarato Sasha Khomenko, dell’ISGlobal. 

Le città più virtuose sono quelle dei Paesi scandinavi dove si registra la mortalità più bassa a causa dell'inquinamento atmosferico (sia da PM2,5 che da NO2). Tromso in Norvegia ha avuto il tasso di mortalità più basso associato all'NO2, mentre Reykjavik in Islanda quello più basso  associato al PM2,5.