L’accordo sul Recovery Fund delude il mondo della scienza: troppi tagli a ricerca e innovazione

Il problema

L’accordo sul Recovery Fund delude il mondo della scienza: troppi tagli a ricerca e innovazione

L’accordo storico non ha accontentato tutti. I tagli ai progetti come Horizon 2020 sono ingiustificabili per gli scienziati. Ma la partita non è chiusa: il Parlamento europeo ha ancora voce in capitolo per una parte del piano di bilancio dei prossimi sette anni

di redazione

Un accordo storico, un giusto compromesso, un rospo da ingoiare o una scelta da bocciare? Le decisioni del Consiglio europeo sul piano di finanziamento settennale dell’Ue e sul cosiddetto “recovery fund” annunciate lo scorso 21 luglio dopo una trattativa fiume hanno suscitato reazioni differenti. Le voci più critiche  provengono dal mondo della ricerca, fortemente e paradossalmente penalizzato nella distribuzione delle risorse per la ripartenza europea dopo l’emergenza Covid. Su questo tema si giocheranno le prossime partite  tra le diverse istituzioni europee e si preannunciano nuovi di bracci di ferro.

Almeno queste sembrano le intenzioni del Parlamento riunito oggi 23 luglio in sessione plenaria per discutere la proposta di bilancio appena approvata dal Consiglio. Sì, perché a molti parlamentari, il taglio dei fondi alla ricerca non è andato giù. «Alcuni tagli sono ingiustificabili - ha commentato David Sassoli presidente del Parlamento europeo in conferenza stampa. Se vogliamo scommettere sulle nuove generazioni non possiamo tagliare le risorse del bilancio per la ricerca, i giovani, Erasmus», ha detto Sassoli. Il Parlamento europeo può mettere l’ultima parola solo sulla parte del Qfp e non del recovery fund che è un accordo intergovernativo la cui valutazione non rientra nelle sue prerogative.

Europa post Covid: non c’è ripresa senza scienza

L’accordo firmato il 21 luglio scorso prevede un finanziamento totale per la ripartenza dell’Europa di 1,8 miliardi di euro. La somma è composta da 1,07 miliardi di euro del Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione (Qfp), ossia il budget regolare messo a disposizione ogni 7 anni dell’Unione per il periodo 2021-2027 più 750 milioni di euro straordinari del Next Generetion Eu, meglio noto recovery fund, destinato specificatamente alla ripresa dall’epidemia. I finanziamenti sono così suddivisi: 390 miliardi a fondo perduto (grants) e 360 miliardi in prestito (loans).

Nelle tasche della ricerca scientifica però è arrivato ben poco. 

Il programma di ricerca di punta dell’Ue, Horizon 2020, riceve un budget di 80,9 miliardi di euro, significativamente inferiore alla proposta di 94,4 miliardi di euro presentata dalla Commissione europea lo scorso maggio. Ma gli fanno compagnia altri programmi ugualmente penalizzati, come Eu4Health, InvestEu, Erasmus. 

«Si tratta di un accordo di bilancio molto miope sulla ricerca e l'innovazione, di cui ovviamente l'UE si pentirà in futuro», ha dichiarato Kurt Deketelaere, segretario generale della League of European Research Universities (LERU), in una nota.

Horizon e gli altri 

Nonostante l’importanza che ha dimostrato durante la pandemia, la scienza evidentemente non è tra le priorità della politica europea in questo momento.

Il programma Horizon 2020 nato per sostenere la ricerca  e l’innovazione ha subito un taglio di 13,5 miliardi di euro rispetto alla proposta della Commissione con un piccolo incentivo di 5miliardi di euro proveniente dal recovery fund (doveva essere di 13).

Paradossalmente anche il programma EU4Health, il progetto lanciato “per un'Unione europea più sicura e più sana” ha intascato 7,7 miliardi in meno di quelli proposti a maggio in piena emergenza Covid (scendendo da 9 a 1,67 miliardi di euro). La drastica riduzione è emblematica della volontà di privilegiare i piani nazionali di salute sui programmi comunitari, una linea politica condivisa dalla maggior parte dei 27 Paesi membri che non vedono di buon occhio le incursioni europee nella gestione sanitaria. 

Il budget di InvestEU, un programma per la crescita economica, l’innovazione e lo sviluppo di infrastrutture sostenibili è stato tagliato di 6,9 miliardi.

Il celebre programma universitario Erasmus ha visto una riduzione di 5 miliardi rispetto alle previsioni di budget iniziali. E, infine, il programma Digital Europe, nato per incentivare la tecnologia digitale, ha concluso la trattativa con tre miliardi in meno rispetto alla proposta della Commissione (6,7 miliardi di euro invece che 8, 19). 

«È un “no” a innovazione, decarbonizzazione e digitalizzazione. Questo accordo sancirà il ritardo dell'Europa rispetto ai suoi concorrenti nel mondo in Asia e negli Stati Uniti» afferma Christian Ehler, portavoce del Parlamento europeo in ricerca e sviluppo, innovazione, industria ed energia.

Le reazioni del mondo scientifico

«Proprio in un momento in cui i politici e i cittadini guardano alla scienza per trovare una soluzione alla crisi COVID-19, i principali leader europei decidono di tagliare il budget per la ricerca: quanto è folle?» ha dichiarato Marta Agostinho, coordinatrice di EU-Life, un network di14 istituti di ricerca sulle scienze della vita. 

Kurt Deketelaere,  a capo della League of European Research Universities, è tra le voci più critiche: «Questo budget è una grande delusione per la comunità di ricerca e innovazione dell'UE e una violazione della fiducia tra il mondo accademico e quello politico».

Il parlamentare europeo romeno Dan Nica tra i padri del progetto Horizon ha calcolato le conseguenze dei tagli: «Quando ho visto le cifre, ho visto 22.500 ricercatori in meno sostenuti, una perdita di 400 brevetti per 110 invenzioni e una perdita di 220 studi clinici».