In Africa in 20 anni le guerre hanno ucciso 5 milioni di bambini

Tragico bilancio

In Africa in 20 anni le guerre hanno ucciso 5 milioni di bambini

Le cause sono per lo più indirette: malattie prevenibili, fame e malnutrizione
redazione

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Tra il 1995 e il 2015 sono morti cinque milioni di bambini al di sotto dei 5 anni di età. Tre milioni non sono arrivati a festeggiare il primo compleanno.

La strage degli innocenti ha dimensioni ancora più drammatiche di quelle descritte dalle ultime stime. Per colpa dei tanti conflitti armati che flagellano l’Africa muoiono molti più bambini che soldati: il rapporto, si fa fatica a crederlo, è di tre a uno. Tra il 1995 e il 2015 sono morti cinque milioni di bambini al di sotto dei 5 anni di età. Di cui tre milioni non sono arrivati a festeggiare il primo compleanno. Un numero dieci volte superiore a quello stimato dal Global Burden of Disease 2015.

A uccidere i bambini sono i proiettili volanti o le mine lasciate a terra, ma sono soprattutto malattie prevenibili come dissenteria o morbillo, e poi c’è la fame e la malnutrizione. 

Uno scenario preoccupante come pochi altri quello descritto sul Lancet. L’Africa non trova pace da molto tempo. Dal 1989 i tre quarti dei conflitti non statali si svolgono in Paesi africani. Guerre civili, ribellioni, contese tra villaggi sono responsabili di un numero di vittime civili difficile da quantificare. 

Gli autori dell’indagine hanno cercato di tirare le tragiche somme delle guerre africane analizzando i dati dell’Uppsala Conflict Data Program su 35 dei 54 Paesi coinvolti in 15.441 conflitti che hanno provocato 968.444 morti tra il 1995 e il 2015. Le informazioni sulle nascite e sulle morti di bambini in quel periodo di tempo sono state ricavate dal Demographic Health Surveys (Dhs). 

Dall’analisi di quest’ultimo archivio i ricercatori hanno localizzato le nascite di 1,9 milioni di bambini e le morti di oltre 300mila bambini dovute ai conflitti armati. Sulla base di queste informazioni, i ricercatori sono riusciti a stimare il rischio di morte dei piccoli al di sotto di un anno di età e dei bambini al di sotto dei cinque anni a seconda della vicinanza al luogo del conflitto e al periodo di tempo trascorso dalla fine delle ostilità.

Il tasso medio di mortalità infantile nei Paesi africani studiati è stato di 67 decessi per mille nascite (per tutte le aree, in guerra o no).

I risultati dello studio dimostrano che i bambini nati entro un raggio di 50 chilometri da un conflitto armato hanno un rischio di morire entro il primo anno di età del 7,7 per cento superiore rispetto ai coetanei nati nella stessa regione in tempi di pace. 

Se poi il conflitto armato che si svolge nelle vicinanze è particolarmente feroce, il rischio di morire all’alba della vita può aumentare del 27 per cento rispetto alla stima dei decessi in altre circostanze. I conflitti che durano più di cinque anni provocano un numero di morti infantili quattro volte superiore a quelli che durano meno di un anno. E la tragica eco delle guerre lunghe si fa sentire fino a cento chilometri di distanza dal luogo del conflitto e per ben otto anni successivi alla sua fine.  Lo studio del Lancet ha inoltre dimostrato che le guerre aumentano anche il rischio di ritardi della crescita e di mortalità neonatale e compromettono la sicurezza della gravidanza e del parto. 

«Il nostro studio suggerisce che i conflitti armati in tutto il continente africano hanno ucciso molti più bambini civili di quanto non si credesse inizialmente - ha dichiarato Eran Bendavid della Stanford University in California che ha guidato la ricerca. Il conflitto sembra aumentare considerevolmente il rischio di morte e di arresto della crescita dei bambini in vaste aree e per molti anni dopo la fine dei conflitti. L'impatto della guerra moderna genera una serie di conseguenze letali ma indirette sulla comunità come malattie infettive potenzialmente prevenibili, malnutrizione e interruzione dei servizi di base come acqua, servizi igienici e assistenza sanitaria materna. Questi decessi sono tra le principali sfide per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile».