In Africa Covid-19 uccide in silenzio

L’ipotesi

In Africa Covid-19 uccide in silenzio

Per giustificare il basso numero di contagi da Covid-19 nei Paesi africani sono state proposte le spiegazioni più svariate, dalla popolazione giovane all’esperienza con Ebola. Ma potrebbe semplicemente dipendere dalla mancanza di dati. I casi di Covid sarebbero così notevolmente sottostimati

Empty_kikoni_roads_in_Uganda_due_to_the_covid_crisis_that_resulted_into_the_lockdown.jpg

Immagine: Ndahiro derrick, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Il “caso Africa o paradosso africano” potrebbe avere una spiegazione più semplice di quelle avanzate finora. Anzi, potrebbe darsi che non ci sia propio alcun caso strano da dover spiegare. Tante ipotesi sono state messe in campo per giustificare l’anomalia di un Covid-19 particolarmente inoffensivo nei Paesi africani ma ce ne è una con meno appeal che non può essere trascurata. I danni della pandemia in Africa sono stati ampiamente sottostimati. Nessun mistero, nessun caso eccezionale, ma semplicemente un monitoraggio carente.

È quanto sostiene uno studio del British Medical Journal che per la prima volta calcola l’impatto di Covid-19 in Africa. 

Le stime si basano sull’analisi dei test molecolari di 364 persone decedute nell’ospedale di Lusaka in Zambia tra giugno e settembre del 2020 condotto entro 48 ore dalla morte. I risultati indicano che tra il 15 e il 20 per cento dei pazienti era positivo al Sars-Cov-2, una percentuale di gran lunga superiore a quella registrata nelle statistiche ufficiali. Tra l’altro i ricercatori hanno attribuito a Covid-19 molti decessi di persone giovani di età inferiore ai 65 anni tra cui, inaspettatamente, molti bambini. Il 76 per cento delle persone decedute con esito positivo al tampone aveva meno di 60 anni. Tra le principali patologie concomitanti riscontrate nei decessi per Covid c’era la tubercolosi (31%) l’ipertensione (27%), l’Hiv/Aids (23%), l’abuso di alcol (17%) e il diabete (13%). 

Questo studio rimette in discussione tutte le illazioni sul “caso Africa”avanzate per spiegare il basso numero dei contagi, a partire dal dato anagrafico che vede i giovani in numero di gran lunga superiore agli anziani più esposti ai rischi dell’infezione. 

Ma, fanno notare i ricercatori, gli analisti sono finora caduti in un equivoco grossolano, scambiando l’assenza di dati come la prova di mancanza di contagi.

I risultati del nuovo studio dimostrano invece che i contagi ci sono stati, ma che nessuno li ha segnalati.

Su 364 deceduti dell’età media di 48 anni, il virus è stato individuato in 70 persone (19%). La maggior parte dei decessi è avvenuta al di fuori dell’ospedale nelle abitazioni private e nessun paziente si era sottoposto a un test nei giorni precedenti. Solo 19 persone sono morte in ospedale e di queste 6 sono risultate positive. 

Tra le 52 persone di cui si conoscevano i sintomi, 44 avevano le tipiche manifestazioni di Covid-19, tosse, febbre, difficoltà respiratorie, ma solo 5 avevano ricevuto un tampone prima di morire. 

L’infezione da Sars-Cov-2 è stata individuata anche in 7 bambini deceduti i cui sintomi però non erano noti. 

«Il cosiddetto “paradosso dell'Africa” è stato al centro di numerosi editoriali su importanti riviste, che proponevano diverse teorie esplicative. Tra cui che l'esposizione ad altri coronavirus abbia indotto un'immunità di gregge crociata, che l’età più giovane delle popolazioni abbia ridotto i rischi, che l'esperienza acquisita durante la crisi dell'Ebola abbia permesso di contenere meglio Covid -19 migliore, che la somministrazione di alcuni vaccini vivi attenuati (vaccino antipolio orale e vaccini contro il morbillo) abbia generato risposte immunitarie innate non specifiche che proteggono anche contro Covid-19, Noi però proponiamo una spiegazione più banale per il paradosso africano: dati insufficienti», concludono i ricercatori.