Aids: in dieci anni dimezzato il numero dei morti

Il Rapporto

Aids: in dieci anni dimezzato il numero dei morti

I dati dell’UNAids parlano chiaro: il progresso c’è stato ed è innegabile. Ma c’è chi si chiede se con tutti i soldi spesi si poteva fare di più. Se ne è discusso alla conferenza dell’International Aids Society a Parigi
redazione

Il bicchiere è veramente mezzo pieno? Per la prima volta nella storia dell’ Aids la metà delle persone con infezione da Hiv segue una terapia farmacologica e le morti per la malattia si sono dimezzate, passando dalla punta massima di 1,9 milioni nel 2005 a 1 milione nello scorso anno. Ma, commentando i dati dell’ultimo rapporto dell’UNAids che fotografa l’andamento dell’epidemia dal 2005, c’è chi si è chiesto se con i soldi spesi per la prevenzione, la diagnosi e la terapia negli ultimi vent’anni non si sarebbe potuto fare di più. 

È una domanda confezionata su misura per gli esperti internazionali che si sono incontrati dal 21 al 26 luglio a Parigi in occasione del 9° meeting dell’International Aids Society.

«Quando pensi ai soldi spesi per l’Aids, si sarebbe potuto fare di meglio - ha commentato all’Associated Press Sophie Harman, esperta di salute pubblica alla Queen Mary University di Londra». 

Il pensiero va soprattutto ai paesi più poveri che, secondo Harman, non sono stati messi nelle condizioni di poter gestire da soli la malattia quando tra 5 o 10 anni al massimo i fondi delle Nazioni Unite finiranno.  

Il progresso comunque c’è stato ed è innegabile. 

Attualmente 36,7 milioni di persone nel mondo hanno contratto l’Hiv e il 53 per cento di queste assumono farmaci che garantiscono un aspettativa di vita quasi nella norma. 

«Abbiamo raggiunto l’obiettivo dei 15 milioni di persone in trattamento - ha dichiarato Michel Sidibe, alla direzione dell’UNAids - siamo sulla buona strada per raddoppiare il numero a 30 milioni, il prossimo anno. Continueremo ad andare avanti per raggiungere chiunque ne abbia bisogno e per rispettare il nostro impegno di non lasciare indietro nessuno». 

Grandi successi si sono ottenuti nei Paesi orientali  e meridionali dell’Africa con una riduzione delle nuove infezioni da Hiv di quasi un terzo dal 2010 e un aumento di dieci anni nell’aspettativa di vita dal 2005 a oggi. Più critica la situazione nel Nord Africa, in Medio Oriente, in Asia e nell’Europa orientale dove invece il numero dei morti è aumentato. 

La lotta globale all’Aids non sarà finita fino a quando non verranno raggiunti gli obiettivi sintetizzati nella terna 90-90-90, ovvero: il 90 per cento di persone otterranno la diagnosi, il 90 per cento di queste riceveranno la terapia e il 90 per cento delle persone in terapia raggiungeranno la soppressione virale, ossia terranno sotto controllo il virus. Nel 2016 i progressi si sono fermati rispettivamente al 70 per cento, 77 per cento e 82 per cento. 

Va ricordato che l’infezione da Hiv non può essere curata del tutto, ma può essere mantenuta sotto controllo da farmaci antiretrovirali che permettono ai pazienti di condurre una vita normale e di diventare anche meno contagiosi. In assenza di terapia, invece, il sistema immunitario viene aggredito provocando la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids). Questa condizione porta alla morte generalmente perché subentrano altre patologie. 

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