Alcol. Quasi 9 milioni di italiani hanno un consumo a rischio

I dati

Alcol. Quasi 9 milioni di italiani hanno un consumo a rischio

drink.jpg

Esistono 650 mila persone i cui consumi di alcol sono ad alto rischio: andrebbero identificati e sensibilizzati. In realtà restano ‘nascosti’ e alimentano l’esercito di alcoldipendenti che non fruisce di alcun trattamento
di redazione

Un italiano su 6 ha un consumo di alcol a rischio. È questo il dato che più attira l’attenzione tra quelli elaborati dall’ISTAT e analizzati dall’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’Istituto superiore di sanità.

Dai numeri presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day emerge che la quantità di italiani che consumano alcol in Italia rimane stabile nel corso degli ultimi tre anni, oscillando intorno ai 35 milioni: in media, circa il 65% degli italiani consuma bevande alcoliche. 

Tra questi, circa 1 su 4 (8,6 milioni) è rappresentato da consumatori a rischio. Preoccupano in questo gruppo i giovani tra gli 11 e i 25 anni (1,7 milioni): è in questo gruppo, soprattutto, che si consolidano nuovi modelli di consumo che da tradizionale, mediterraneo, diventano sempre più fuori pasto, occasionali e/o eccedente. Un esempio su tutti è il fenomeno del binge drinking, il bere per ubriacarsi, che in Italia è responsabile di oltre 40.000 accessi annuali al Pronto Soccorso per intossicazione.

Discorso a parte meritano i consumatori ad alto rischio, quelli che superano i 40 grammi di alcol (1 drink in media contiene 12 grammi di alcol) e combinano questo abuso con quotidiano con l’abitudine al binge drinking. 

Sono 650 mila (420 mila maschi e 230 mila femmine) e andrebbero identificati e sensibilizzati. In realtà restano ‘nascosti’, costituendo parte di quel 90% di alcoldipendenti che non fruisce di alcun trattamento, perché non richiesto dalla persona, né offerto da un professionista della salute che dovrebbe identificare l’individuo a rischio.

«L’86% delle malattie cronico-degenerative di cui soffrono gli italiani è causata da un comportamento a rischio, quindi da fattori modificabili, tra cui il consumo eccessivo di alcol», afferma il presidente dell’ISS Walter Ricciardi. «È un problema ancor più preoccupante se si pensa che colpisce anche i giovanissimi. È necessario impegnarsi ancora di più in strategie di prevenzione e riorganizzazione dei sistemi sanitari per la prevenzione delle patologie alcol correlate con un risparmio enorme in termini di costi anche per il Servizio Sanitario Nazionale».

«Nonostante la prevenzione e la sensibilizzazione i giovani restano ancora un obiettivo negletto della prevenzione vera e multidimensionale, tanto che l’alcol rappresenta in Italia ancora la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni», dichiara Emanuele Scafato, direttore dell’ONA. «Ma non è questione che riguarda solo i giovani. L’analisi del trend mostra che, a fronte della diminuzione registrata rispetto agli anni 2007-2011, dal 2012 il consumo a rischio non mostra l’auspicata battuta d’arresto e attesa diminuzione rimanendo pressoché invariato sia per gli uomini che per le donne. Va perciò ribadita l’urgenza di rinnovati sforzi di iniziative coordinate di prevenzione, comunicazione, informazione rivolte all’intera popolazione e formazione per gli operatori sanitari».

Intanto, l’Osservatorio nazionale alcol ha recentemente coordinato un’indagine sui modelli di consumo nei diversi Stati membri UE, L’indagine, realizzata per conto della Joint Action europea RARHA (Reducing Alchol Related Harm) è stata finanziata nell’ambito del Secondo Programma di Azione Comunitaria in materia di salute. 

L’indagine ha fotografato la crescita della sensibilità negli italiani nei confronti dei problemi legati all’alcol: quasi il 70% degli intervistati, per esempio, è favorevole a politiche di riduzione dell’offerta di alcol nei luoghi dove vengono servite bevande alcoliche; il 63% sarebbe favorevole a un aumento dei prezzi per scoraggiarne il consumo; il 63% degli intervistati è a favore del divieto di pubblicizzare bevande alcoliche e il 71% ritiene che dovrebbe essere legalmente vietata la sponsorizzazione di atleti, delle squadre sportive o degli eventi sportivi da parte dell’industria dell’alcol.