Un altro pezzetto di mondo è libero dalla malaria. Anche El Salvador è “malaria free”

Il traguardo

Un altro pezzetto di mondo è libero dalla malaria. Anche El Salvador è “malaria free”

I progressi nella lotta alla malaria nel mondo procedono a rilento rispetto ai piani del programma dell’OMS, complice anche Covid-19. La certificazione ottenuta dal Paese del Centro-America fa però ben sperare

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Un paziente affetto da malaria in Etiopia. Immagine: Rod Waddington from Kergunyah, Australia, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Le certificazione “malaria free” arriva per la prima volta in America centrale. Se l’è guadagnata il piccolo Stato di El Salvador, neanche 7 milioni di abitanti, dopo 50 anni di interventi per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento precoce dell’infezione provocata dal parassita Plasmodium falciparum. 

El Salvador è il terzo Paese dell’America latina (o della Regione delle Americhe dell’OMS) a liberarsi dall’infezione in tempi recenti dopo l’Argentina (2019) e il Paraguay (2018). Altri sette Paesi sudamericani erano già stati certificati tra il 1962 e il 1973. 

La lista dei Paesi malaria free nel mondo continua a salire mantenendo il trend positivo degli ultimi due decenni segnati da un progresso senza precedenti nella lotta alla malaria con 1.5 miliardi di casi evitati  7,6 milioni di vite salvate (sono i dati del World Malaria Report 2020 dell’Oms). 

«La malaria ha afflitto l'umanità per millenni, ma paesi come El Salvador sono la prova vivente e una fonte di ispirazione per tutti i paesi che ci permette di sognare un futuro libero dalla malaria» ha commentato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS.

Prima di assegnare la certificazione una commissione di esperti dell’Oms si è accertata, come prevede il protocollo, che la catena di trasmissione dell’infezione all’interno dei confini nazionali sia stata interrotta in maniera definitiva e che non siano stati registrati nuovi casi negli ultimi tre anni.  Tra il 1990 e il 2010 i numeri dei casi di malaria nel Paese dell’America centrale sono passati da 9mila a 26. Dal 2017 a oggi non c’è stato alcun caso di infezione. 

La lotta alla malaria da parte dei governi di El Salvador è iniziata negli anni Quaranta quando l’obiettivo principale era creare un ambiente meno ospitale possibile per il parassita responsabile dell’infezione. Tra le prime misure adottata c’è stata l’indispensabile bonifica delle paludi accompagnata dalla diffusione nell’ambiente del DDT.  Poi si è passati al monitoraggio scrupoloso dei casi, un compito di cui si sono fatti carico i volontari reclutati dal National Malaria Program (CNAP). Negli anni Sessanta è sopraggiunto il problema della resistenza degli insetti al DDT e la malaria ha ripreso a diffondersi fino a raggiungere un picco di 96mila casi nel 1980. 

Il Paese ha continuato a investire  nei programmi di prevenzione e monitoraggio mantenendo a lungo in attività, nonostante la drastica riduzione delle infezioni, 276 addetti al controllo dei vettori, 247 laboratori, infermieri e medici coinvolti nella rilevazione dei casi, epidemiologi, più di 3mila operatori sanitari. 

Il governo attuale ha dichiarato di voler conservare intatto il bilancio sanitario nazionale destinato alla malaria anche durante la pandemia.

Il prossimo Paese dell’America centrale “malaria free” potrebbe essere il Belize in cui da due anni non si registrano casi di infezione. 

La malaria nel mondo

Ogni anno nel mondo 400mila persone muoiono di malaria, una malattia che può essere prevenuta e curata. Sono quindi morti ingiustificate, ribadisce l’Oms nel suo ultimo World Malaria Report 2020 che fotografa la situazione della malaria nel mondo, basandosi sui dati di 87 Paesi in cui l’infezione è endemica.

In tutto il mondo nel 2019 ci sono stati 229 milioni di casi. Non sono pochi, ma è un dato molto inferiore a quello del 2000 quando erano stati registrati 10 milioni di casi in più. 

Ogni mille persone nel mondo oggi ci sono 57 casi di infezione, mentre nel 2000 ce ne erano 80. Ma il declino dei casi negli ultimi anni non procede più allo stesso ritmo di un tempo: tra il 2000 e il 2015, l'incidenza globale dei casi di malaria era diminuita del 27 per cento, mentre tra il 2015 e il 2019 è diminuita di meno del 2 per cento. 

L’Africa resta il principale focolaio del mondo: il 95 per cento dei casi di malaria sono registrati in 29 Paesi per lo più in Africa. La Nigeria (27%), la Repubblica Democratica del Congo (12%), l’Uganda (5%), il Mozambico (4%) e il Niger (3%) rappresentano il 51 per cento di tutti i casi a livello globale.

L’Africa è anche la regione del mondo dove i progressi avvengono più a rilento e dove si registra il più alto numero di decessi. Circa il 95 per cento dei decessi per malaria a livello globale si sono verificati in 31 paesi. Nigeria (23%), Repubblica Democratica del Congo (11%), Repubblica Unita di Tanzania (5%), Mozambico (4%), Niger (4%) e Burkina Faso (4%) hanno rappresentato circa il 51 per cento di tutte le morti per malaria nel mondo nel 2019. I Paesi africani sono quindi a ragione i principali destinatari degli strumenti necessari per gestire le infezioni, dai test diagnostici rapidi (l’84 per cento dei 2,7 miliardi venduti tra il 2000 e il 2019), ai farmaci (dei 3miliardi di terapie combinate a base di artemisina venduti globalmente tra il 2010 e il 2019, il 90% è stato destinato all’Africa Sub-sahariana). 

Gli appuntamenti mancati

A che punto siamo rispetto alla tabella di marcia proposta dall’Oms con il progetto Global Targets for Malaria? Il programma prevede la riduzione dell’incidenza e della mortalità della malaria del 40 per cento entro il 2020, del 75 per cento entro il 2025 e del 90 per cento entro il 2030. 

Nonostante i grandi progressi fatti a partire dal 2000, i traguardi prefissati non verranno raggiunti globalmente. 

Se il mondo fosse allineato con il programma dell’Oms a questo punto ci dovrebbero essere globalmente 35 casi per mille persone e invece ce ne sono 56 (si è fuori rotta del 23%). Anche i decessi per malaria superano le previsioni: nel 2020 ci sono stati 9,8 morti su 100mila persone mentre nel 2015 erano 11,9. Il calo è stato inferiore alle aspettative e i dati del 2020 si discostano del 22 per cento da quelli indicati dall’Oms. I tassi di mortalità per malaria nel 2020 sono rimasti allo stesso livello del 2015 in sette paesi (8%), mentre sono stati stimati aumenti in altri 12 paesi (13%), sei dei quali hanno avuto aumenti del 40 per cento o più.

Gli effetti di Covid-19

Molti Paesi hanno anche segnalato interruzioni nei servizi anti-malaria  a causa della pandemia. Secondo i calcolo degli esperti dell’Oms  la riduzione del 10, 15, 25 e 50 per cento dell'accesso a un trattamento antimalarico efficace nell'Africa subsahariana potrebbe portare rispettivamente a ulteriori 19mila, 28mila, 46mila e 100mila morti per malaria, rispettivamente, entro la fine del 2020, anche se tutte le campagne di prevenzione venissero completate.