L’analisi USA. Nella seconda ondata di Covid-19 i maggiori diffusori sono stati gli adulti tra i 35 e i 49 anni

L’indagine

L’analisi USA. Nella seconda ondata di Covid-19 i maggiori diffusori sono stati gli adulti tra i 35 e i 49 anni

Dall’indagine dell’Imperial College London emerge che la seconda ondata di Covid-19 negli Usa è stata alimentata principalmente dalle persone della fascia di età 35-49. L’informazione è utile per progettare interventi mirati e stabilire priorità della campagna di vaccinazione

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Immagine: nakashi from Chofu, Tokyo, JAPAN, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Da quando è iniziata la pandemia si è scatenata una legittima “caccia agli untori”. I termini usati dagli epidemiologi sono altri, ma in sostanza si tratta di trovare i “colpevoli”: chi sono i maggiori diffusori del virus? Individuarli è fondamentale per suggerire ai governi le misure più efficaci per contenere l’epidemia. L’informazione serve anche a stabilire le priorità delle campagne di vaccinazione. 

Uno studio su Science dimostra per esempio che negli Stati Uniti la seconda ondata di Covid-19 è stata alimentata principalmente dagli adulti tra i 20 e i 49 anni di età. La riapertura delle scuole, invece, non sembra avere avuto l’impatto temuto. Nella fascia di età che va dai giovani adulti alle persone di mezza età tra giugno e ottobre 2020 negli Usa il numero di riproduzione Rt era al molto al di sopra di 1, mentre in tutte le altre fasce di età si è mantenuto sotto la soglia critica. 

I dati sono stati raccolti e diffusi dall’Imperial College COVID-19 Response Team e consistono in un aggiornamento del precedente rapporto in cui gli scienziati suggerivano di limitare il più possibile gli spostamenti delle persone adulte per poter riaprire in sicurezza le scuole. Da qui la decisione, condivisa a livello mondiale, di adottare la modalità di lavoro da remoto.

La nuova analisi conferma la validità di questa strategia. 

I ricercatori hanno raccolto i nuovi dati dalla mobilità di più di 10 milioni di individui e hanno dimostrato che 65 infezioni su 1000 riguardano individui tra i 20 e i 49 anni.

In particolare i maggiori diffusori del virus sono le persone tra i 35 e i 49 anni. A differenza di quanto si verificava con l’influenza, dopo la riapertura della scuola nell'ottobre 2020 circa il 72,2 per cento delle infezioni da SARS-CoV-2 riguardava adulti di quella fascia di età, mentre meno del 5 per cento proveniva da bambini di età compresa tra 0 e 9 anni e meno del 10 per cento dai ragazzi tra i 10 e i 19 anni. «Scopriamo quindi che gli adulti di età compresa tra i 20 e i 49 anni sono il principale motore che alimenta l'epidemia di COVID-19 negli Stati Uniti e sono gli unici gruppi anagrafici che contribuiscono in modo sproporzionato alla diffusione del virus, rispetto alla dimensione della loro popolazione», ha commentato Melodie Monod, dell’Imperial College London. Lo studio sembrerebbe suggerire che, dopo aver messo in sicurezza i medici e gli anziani, bisognerebbe passare a vaccinare la fascia di popolazione tra i 20 e i 49 anni per limitare la diffusione del virus. 

«Questo studio indica che nelle località in cui non si sono ancora stabilite nuove varianti di SARS-CoV-2 altamente trasmissibili, ulteriori interventi tra gli adulti di età compresa tra 20 e 49 anni, come la vaccinazione di massa con vaccini che bloccano la trasmissione, potrebbero tenere sotto controllo le ricorrenti epidemie di COVID-19», concludono i ricercatori.