Antibioticoresistenza in aumento con il Covid-19: nel 2050 potrà essere la prima causa di morte

Congresso Simit

Antibioticoresistenza in aumento con il Covid-19: nel 2050 potrà essere la prima causa di morte

di redazione

È di fatto una pandemia silente e poco conosciuta, colpisce sia gli ospedali sia il territorio. La Review on Antimicrobial Resistance ha stimato che nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti all’anno, superando ampiamente quelli per tumore (8,2 milioni), diabete (1,5 milioni) o incidenti stradali (1,2 milioni) con una previsione di costi che supera i 100 trilioni di dollari.

Il Covid ha lasciato in ombra questa come altre tematiche, ma proprio il Covid ha provocato un aumento della circolazione dei germi resistenti. Per questo l’antibioticoresistenza è emersa come una delle principali sfide dell’infettivologia in occasione del Congresso Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, dal 13 al 16 dicembre.

Durante la pandemia «abbiamo notato un aumento di germi multiresistenti – sottolinea Pierluigi Viale, copresidente del Congresso – soprattutto nei pazienti ricoverati nelle terapie intensive». Un incremento che «ci riporta alla tematica più urgente dell’infettivologia prima della pandemia, i batteri multiresistenti». A metà novembre sono usciti i dati europei del 2019, che ancora non risentono dell’effetto Covid: la tendenza è sostanzialmente stabile per quanto riguarda i pazienti gram negativi, in lieve diminuzione per quanto riguarda lo stafilococco aureo e in aumento per l’enterococco resistente alla vancomicina. I dati sono dunque simili a quelli del 2018: in Europa vi sono quasi 700 mila casi di infezioni di germi multiresistenti ogni anno, con oltre 33 mila morti; una quota rilevante, pari a circa 10-11 mila casi avviene in Italia, Paese tra quelli in cui il fenomeno è più acuto.

L’antimicrobico-resistenza si combatte utilizzando gli antibiotici in modo corretto e prevenendo le infezioni. Per fare prevenzione «si deve partire dalle più elementari buone pratiche assistenziali – spiega Francesco Cristini, copresidente del Congresso - come il lavaggio delle mani, visto che le infezioni correlate all'assistenza sono il prototipo delle malattie da contatto».

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La ricerca scientifica «presto garantirà ulteriori progressi – assicura Viale - ma questo non è sufficiente. Avere nuove molecole significa avere più opportunità, ma i nuovi antibiotici non rappresentano la soluzione a tutti i problemi. È anche necessario che gli enti regolatori diano le giuste incentivazioni a chi investe in questa ricerca, che dal punto di vista aziendale può non essere altamente remunerativa, visto che gli antibiotici sono farmaci che si usano per un lasso di tempo breve rispetto ai farmaci per le malattie croniche. In secondo luogo, realizzare antibiotici che vadano a colpire batteri multiresistenti è difficile». Inoltre, sottolinea Viale, «parte della soluzione risiede nelle mani di ogni cittadino, che deve usare gli antibiotici con grande attenzione: per anni sono stati impiegati con grande frequenza, ma bisogna tenere a mente che ogni antibiotico non interferisce solo con un agente patogeno, ma con tutto l’organismo del paziente. Serve una forte responsabilizzazione dei prescrittori e una deresponsabilizzazione dei pazienti da abitudini come l’autosomministrazione dei farmaci. Il contrasto all’antibiotico resistenza è dunque una partita di cultura medica, di qualità scientifica ma anche di coscienza civile. È una responsabilità di tutti – conclude Viale - che coinvolge anche i pazienti e necessita di un endorsement politico».