Arresto cardiaco: le donne vengono soccorse più tardi degli uomini (e per questo muoiono di più)

Uomini e donne

Arresto cardiaco: le donne vengono soccorse più tardi degli uomini (e per questo muoiono di più)

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Gli uomini hanno il 73% di possibilità di ricevere un messaggio cardiaco da un passante in confronto al 68% delle donne. Una piccola differenza che dimezza le probabilità di sopravvivere
di redazione

La causa del collasso è la stessa: arresto cardiaco. Ma un uomo ha maggiori possibilità di una donna di ricevere da un passante che assiste al malore un massaggio cardiaco salvavita rispetto a una donna. E, di conseguenza, le donne colpite da un arresto cardiaco in aree pubbliche hanno maggiori probabilità di morire. Il differente trattamento riservato ai maschi e alle femmine è emerso da uno studio pubblicato sull’European Heart Journal ed è probabilmente dovuto a un istintiva difficoltà nell’attribuire il malessere improvviso della donna ad anomalie dell’attività cardiaca. Sono altre le spiegazioni ritenute più plausibili: il ciclo mestruale, la stanchezza, il calo di zuccheri, la pressione bassa ecc… E prima che qualcuno si butti a braccia tese sul torace della donna e cominci a spingere verso il basso al ritmo di 100 colpi al minuto, oppure chiami un’ambulanza passa troppo tempo. Un ritardo che può essere fatale. 

Secondo i ricercatori dell’Università di Amsterdam che hanno condotto lo studio, le donne hanno la metà delle possibilità di avere un immediato intervento di rianimazione cardiopolmonare rispetto agli uomini. 

Gli scienziati hanno osservato gli esiti di 517 casi di arresto cardiaco accaduti al di fuori dell’ospedale tra il 2006 e il 2012 nei Paesi Bassi, il 28 per cento dei quali riguardava delle donne. 

Dai dati sui soccorsi emerge una discriminazione evidente. Gli uomini hanno il 73 per cento di possibilità di ricevere un messaggio cardiaco da un passante in confronto al 68 per cento delle donne. Il tasso di sopravvivenza fino all’arrivo in ospedale è del 34 per cento nelle donne e del 37 per cento negli uomini e il tasso di sopravvivenza dall’ingresso in ospedale alle dimissioni è del 37 per cento per le donne e del 55 per cento per gli uomini. In totale le possibilità per una donna di sopravvivere fino a poter uscire dall’ospedale sono la metà di quelle degli uomini (12,5% contro 20%). E questo dipende, secondo i ricercatori, proprio dal differente trattamento ricevuto dalle donne al momento del malore. Solo il 33 per cento delle donne viene sottoposta a un intervento di pronto soccorso per ristabilire il corretto ritmo del cuore, in confronto al 52 per cento degli uomini. Se le donne con arresto cardiaco ricevessero le stesse attenzioni degli uomini, avrebbero le stesse probabilità di sopravvivenza. 

A spigare le diverse reazioni in base al sesso delle persone colpite dal malore possono contribuire due fattori: la convinzione che le malattie cardiache riguardino prevalentemente gli uomini e la differente sintomatologia delle donne. 

Nelle donne l’attacco di cuore può essere in effetti più difficile da riconoscere perché compaiono manifestazioni tipiche di altri disturbi, come spossatezza,  svenimento, vomito, dolori al collo o alla mandibola. Mentre negli uomini, che lamentano un forte dolore al petto e nient’altro, è più facile indovinare la diagnosi. 

I ricercatori invitano gli esperti di salute pubblica a prendere misure urgenti per colmare le differenze nella sopravvivenza tra gli uomini e le donne e suggeriscono di puntare su campagne di sensibilizzazione, sulla riorganizzazione dei servizi sanitari e su interventi mirati per le donne anziane che vivono da sole. A  queste ultime potrebbe essere consegnato un dispositivo indossabile capaci di monitorare l’attività cardiaca e di segnalare le anomalie. 

«Dato che spesso l’arresto cardiaco si verifica al di fuori del contesto ospedaliero sarebbe necessario aumentare la consapevolezza nella società che l'arresto cardiaco è tanto comune nelle donne quanto negli uomini, ma può avere sintomi diversi. E visto che c’è un lasso di tempo breve per salvare la vita di un paziente, in questa fase ogni minuto è prezioso. Ogni aiuto, anche solo una chiamata al numero di emergenza, può essere cruciale», concludono gli autori dello studio.