Arresto cardiaco. Sempre più persone salvate da un massaggio cardiaco “improvvisato”

Spirito di iniziativa

Arresto cardiaco. Sempre più persone salvate da un massaggio cardiaco “improvvisato”

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Im Svezia i casi di rianimazione cardio-polmonare effettuati da una persona che era presente all’evento sono saliti dal 40% del 2000-2005 al 68, 2% nel 2011-2017. I casi di solo massaggio cardiaco sono passati dal 5,4% del primo periodo al 30% dell’ultimo
di redazione

Una mano sopra l’altra, braccia teste, cadenzate, spinte verso il basso al centro del torace a una profondità di 5-6 centimetri. Il ritmo giusto è quello di Staying alive dei Bee Gees, 100 compressioni al minuto. Dopo un ciclo di 30 compressioni, i più esperti possono passare alla respirazione bocca a bocca con due insufflazioni d’aria per poi ricominciare da capo finche non arriva l’ambulanza. Così un semplice passante può salvare la vita a una persona che ha appena avuto un arresto cardiaco. E, secondo uno studio svedese, i casi di rianimazione cardio-polmonare effettuati da improvvisati soccorritori sono più che raddoppiati negli ultimi anni.

È una buona notizia visto che anche il semplice massaggio cardiaco, senza la fase respiratoria, se eseguito immediatamente può raddoppiare le possibilità di sopravvivenza del paziente. 

Insomma, che lo abbiano imparato a fare guardando Grey’s anatomy o che abbiano seguito corsi scientificamente rigorosi, le persone che intervengono in attesa dei soccorsi sono una risorsa preziosa per la salute pubblica. 

Secondo l’indagine pubblicata su Circulation, i casi di massaggio cardiaco solamente con le mani sono aumentati di sei volte nel corso di 18 anni. Lo studio è stato condotto in Svezia, quindi non sappiamo se la stessa tendenza si è registrata in altri Paesi, compreso il nostro. Sarebbe da auspicarselo visto l’importanza dell’intervento di primo soccorso. 

I ricercatori svedesi hanno raccolto i dati di oltre 30mila pazienti con un arresto cardiaco, il 40 per cento dei quali non aveva ricevuto alcun soccorso prima dell’arrivo dei medici, il 39 per cento era stato sottoposto alla rianimazione cardio-polmonare completa e il 20 per cento al solo massaggio cardiaco. Gli scienziati hanno preso in esame tre periodi di tempo: tra il 2000 e il 2005, tra il 2006 e il 2010 e tra il 2011 e il 2017. 

I risultati mostrano l’evoluzione dello spirito di iniziativa. 

I casi di rianimazione cardio-polmonare effettuati da una persona che era presente all’evento sono saliti dal 40 per cento del 2000-2005 al 68, 2 per cento nel 2011-2017. I casi di solo massaggio cardiaco sono passati dal 5,4 del primo periodo al 30 per cento dell’ultimo. 

I cardiologi dell’American Heart Association sottolineano l’importanza di queste azioni: la rianimazione cardio-polmonare fuori dall’ospedale aumenta di due o tre volte le possibilità di sopravvivenza del paziente dopo un arresto cardiaco. Mantenere attiva la circolazione sanguigna favorisce il successo degli interventi effettuati dal personale esperto una volta giunto sul posto. 

«Abbiamo osservato un tasso di rianimazione cardio-polmonare  significativamente più alto per ogni anno, che è stato associato a più alti tassi di solo massaggio cardiaco. La rianimazione cardio-polmonare nella sua forma più semplice è costituita solo da compressioni toraciche ed è noto che solo le compressioni toraciche raddoppiano le possibilità di sopravvivenza, rispetto al non fare nulla. I passanti hanno quindi un ruolo importante nell'arresto cardiaco extraospedaliero e le loro azioni possono essere salvavita», ha detto  Gabriel Riva del Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, e primo autore dello studio. 

Secondo i dati dell’ American Heart Association, ogni anno negli Stati Uniti si verificano più di 325mila arresti cardiaci fuori dall’ospedale. 

In tutti questi casi, il tempo è l’arma più preziosa: un massaggio cardiaco eseguito da un qualunque cittadino che si trovi per caso nelle vicinanze può salvare una vita. Meglio agire che non fare nulla.