Aumentano i casi di morbillo e il coronavirus potrebbe peggiorare le cose

L’allarme

Aumentano i casi di morbillo e il coronavirus potrebbe peggiorare le cose

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Immagine: © World Health Organization - Regional Office For Africa
di redazione

Secondo l’Oms potrebbe trattarsi del focolaio epidemico più vasto mai documentato all’interno di un singolo Paese: in pochi mesi sono stati registrati più di 348mila casi e 6.500 morti e i dati potrebbero essere sottostimati. Tutto ciò sta accadendo nella Repubblica Democratica del Congo e il coronavirus Sars-Cov 2 non c’entra. Nel Paese africano, ancora risparmiato dal Covid-19, a morire sono i bambini e la causa è un virus che conosciamo bene da molto tempo contro il quale esiste un efficacissimo vaccino: il morbillo. 

Un lungo e documentato articolo su Nature firmato da Leslie Roberts ci ricorda che nel mondo si continua a morire a causa di infezioni che la medicina è perfettamente in grado di prevenire. Il morbillo è una di queste. I sintomi sono ben riconoscibili ed è difficile confonderli con qualcos’altro: debolezza, febbre, mal di gola, occhi arrossati e la tipica eruzione cutanea. Il morbillo è una malattia infettiva estremamente contagiosa, il suo R0 (l’indice di contagio con cui abbiamo oramai famigliarità) è tra 9 e 12 (per 1 infetto 9 contagiati). Tanto per fare un confronto il Covid-19 sembrerebbe avere un R0 intorno a 2-3 ed Ebola pari a 1,5–2, 5. 

Nel 2018  si è registrato in tutto il mondo un aumento dei contagi da morbillo del 58 per cento rispetto al 2016 con 10 milioni di infezioni e 140mila morti. Nei Paesi più ricchi l’incremento dei casi è frutto della deliberata scelta di molti genitori di non vaccinare i figli. 

Nei Paesi poveri, la ragione è ben diversa. Qui i bambini non si vaccinano perché l’assistenza sanitaria è talmente scadente e sottofinanziata da rendere impossibili campagne di vaccinazione di massa. In Madagascar nel 2018 è esplosa un’epidemia di morbillo a causa dell’esaurimento delle scorte di vaccini: si sono registrati 240mila casi e mille morti. In Ucraina i sospetti, rivelatisi infondati, sull’associazione tra il vaccino e il decesso di un bambino nel 2008 hanno spinto i genitori a non vaccinare i figli facendo crollare la copertura vaccinale dal 95 per cento del 2008 al 31 per cento del 2016.  

L’epidemia del 2017 con più di 115mila casi segnalati non ha stupito nessuno. 

Il  Covid-19 peggiora la situazione

È da un anno e mezzo che la Repubblica Democratica del Congo combatte contro l’epidemia di morbillo. I primi contagi sono stati registrati nell’ottobre del 2018 quando solo il 57 percento dei bambini era stato vaccinato con una sola delle due dosi previste. Una percentuale troppo bassa per poter arginare l’infezione. Va infatti ricordato che per raggiungere l’immunità di gregge e impedire a un virus tanto contagioso di diffondersi è necessario che il 92-95 per cento della popolazione sia totalmente immunizzato (con le due dosi del vaccino).

Da allora la diffusione del virus è stata inarrestabile e la situazione è destinata a peggiorare a causa del Covid-19. Le poche risorse sanitarie del Paese saranno infatti impegnate a fronteggiare l’epidemia da coronavirus e non potranno dedicarsi alle campagna di vaccinazione. L’autrice dell’articolo ricorda che lo scorso 26 marzo lo Strategic Advisory Group of Experts on Immunization (SAGE) dell’Oms ha invitato  i Paesi a sospendere temporaneamente tutte le campagne preventive di vaccinazione di massa, comprese quelle per il morbillo. Sono già 23 i Paesi che hanno interrotto le campagne vaccinali anti-morbillo programmate, il che significa che 78 milioni di bambini non saranno vaccinati come previsto. 

Il timore degli esperti è che di fronte a nuove emergenze sanitarie i pericoli del morbillo finiscano in secondo piano rischiando di rimanerci anche una volta superata la pandemia. In Congo è già successo con Ebola e potrebbe accadere adesso con Sars-Cov-2: il morbillo rischia di diventare talmente famigliare che non viene neanche più considerato una priorità. 

Non si muore solo di coronavirus

Nei Paesi poveri il morbillo fa più paura di Sars Cov-2. Il tasso di mortalità della malattia infettiva è stimato intorno al 3-6 per cento con punte anche del 30 per cento nelle epidemie peggiori. La morte è provocata da complicanze come polmonite, diarrea e disidratazione. Altre complicanze neurologiche possono provocare sordità, cecità e danni cerebrali. E non finisce qui: chi riesce a superare indenne l’infezione si ritrova con un sistema immunitario indebolito che espone l’organismo al rischio di altre infezioni. Il fenomeno è noto come amnesia immunitaria: il virus del morbillo cancella il ricordo delle infezioni del passato strappando al sistema immunitario le armi di difesa che aveva affinato nel tempo contro gli attacchi dei patogeni. 

Il difficile caso del Congo

La battaglia contro il morbillo in Congo è davvero dura da vincere. Sono molti gli elementi che giocano a sfavore. L’elevato tasso di natalità è il primo ostacolo: con 3,5 milioni di nuovi nati ogni anno, il Congo per assicurarsi l’immunità di gregge dovrebbe compiere campagne vaccinali di massa ogni due anni. Il che significa dover mettere in piedi un macchinoso processo logistico che è tutto in salita. Si comincia con la distribuzione dei vaccini: i prodotti che arrivano dalla capitale Kinshasa devono essere recapitati alle amministrazioni di villaggi remoti raggiungibili solo in elicottero o attraverso sentieri che attraversano zone di guerra. Si passa poi alla loro conservazione: i vaccini devono essere mantenuti a una temperatura tra i 2° e gli 8° C per tutto il percorso, dal magazzino alla somministrazione. Un’impresa complessa in un Paese tropicale dove la corrente spesso manca o viene interrotta. 

La corsa a ostacoli prosegue nella fase di preparazione del vaccino. A differenza del vaccino per la poliomielite che consiste in un paio di gocce da far cadere sulla lingua,  quello del morbillo è formato da  soluzione in polvere da diluire al dosaggio giusto e da somministrare entro 6 ore. A volte il prodotto è confezionato in fiale da 10 dosi. In questo caso i medici, per evitare gli sprechi, sono restii ad aprire la fiala in presenza di un numero basso di bambini. Per questa ragione molte vaccinazioni saltano. 

I costi delle campagne di vaccinazione 

Nella Repubblica Democratica del Congo le campagne di vaccinazione costano circa 1,80 dollari a bambino. Una parte delle spese viene sostenuta da donatori privati ma il Paese deve comunque dare il suo contributo. E non sempre ci riesce.  Nel 2010 mancavano i soldi e la campagna di vaccinazione è saltata. 

Sempre per carenza di risorse economiche le campagne del 2013-14 e del 2016-17 non hanno coinvolto un numero sufficiente di bambini. A giugno del 2019, di fronte a 3.500 casi di contagio a settimana, il governo ha dichiarato lo scoppio dell’epidemia, aprendo le porte a ulteriori aiuti internazionali. Alla fine dell'anno, erano stati vaccinati 18,5 milioni di bambini.

La frustrazione degli epidemiologi: l’eradicazione sarebbe possibile 

A differenza di Ebola, della febbre gialla e forse anche dell’epidemia da nuova coronavirus, il virus del morbillo ha tutti i requisiti per potere essere eradicato dal mondo. Il virus non è ospitato negli animali e può smettere di circolare grazie a un vaccino economico ed efficace. Per i virologi è difficile accettare che la malattia esantematica sia ancora così diffusa e dal loro punto di vista non si deve far altro che aumentare le vaccinazioni. Come? Si potrebbe cominciare a modificare il sistema di somministrazione che, come abbiamo detto, presenta alcuni limiti. Ci stanno lavorando in diversi laboratori, negli Usa e in Australia, e i primi prototipi sono già stati realizzati. Si tratta di “cerotti” muniti di piccoli aghi che rilasciano il farmaco immunizzante sotto pelle. Questi dispositivi non risentono della temperatura esterna, sono poco ingombranti, sono monodose (non c’è il rischio degli sprechi di cui abbiamo parlato), sono  sicuri e anche più facilmente accettati dai bambini rispetto a un’iniezione.