Un bambino su due nel mondo è vittima di violenza

Il rapporto Unicef

Un bambino su due nel mondo è vittima di violenza

I dati del rapporto Oms sono inquietanti: un miliardo di bambini all’anno è vittima di qualche forma di violenza. Nei Paesi colpiti dall’epidemia di Covid-19 la quarantena può aver peggiorato la situazione, perché gli abusi spesso avvengono all’interno delle famiglie

di redazione

Un bambino su due nel mondo ogni anno è vittima di qualche tipo di violenza (un miliardo di bambini in tutto). Un terzo degli studenti tra gli 11 e i 15 anni viene sottoposto ad atti di bullismo, 120 milioni di ragazze subiscono qualche forma di abuso sessuale prima dei 20 anni di età, un bambino su tre viene maltrattato psicologicamente e uno su quattro convive con una madre che viene regolarmente aggredita dal partner. 

Sono i numeri di un fallimento globale: non si salva nessuno, le strategie per prevenire la violenza sui bambini sono a disposizione di tutti i Paesi ma non sono state perseguite con la dovuta tenacia.

È l’accusa di fondo del Global Status Report on Preventing Violence Against Children 2020, il primo rapporto che monitora i progressi sulla protezione della salute e del benessere dei bambini in 155 Paesi del mondo. 

L’indagine è stata promossa da Oms, Unicef, Unesco, Violence against Children (ONU) e End Violence.

«Non c'è mai alcuna giustificazione per la violenza contro i bambini. Abbiamo gli strumenti basati sull'evidenza per prevenirla, che invitiamo tutti i paesi ad utilizzare. I bambini sono fondamentali per proteggere la nostra salute e il nostro benessere collettivi, ora e per il futuro», ha dichiarato  Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. 

Le linee guida per prevenire la violenza sono riassunte nell’acronimo del progetto Inspire, lanciato nel 2016 da 10 agenzie internazionali esperte nella tutela dell’infanzia. Le strategie suggerite sono 7: I sta per “implementazione” e rafforzamento delle leggi, N sta per “norme”, S sta per “sicurezza” degli ambienti frequentati dai bambini, P sta per “parents” (genitori e altre figure di sostegno), I per “income” (misure contro la povertà), R per “risposte” (servizi dedicati all’infanzia), E per “educazione” (favorire l’istruzione e la crescita personale). 

Progressi deboli e disomogenei

Il vademecum Inspire è stato una fonte di ispirazione troppo debole, secondo gli autori dell’ultimo rapporto. 

Mentre infatti l’88 per cento dei Paesi coinvolti nell’indagine possiede leggi efficaci per proteggere i bambini, meno della metà (47%) ha dichiarato di aver rinforzato i provvedimenti negli ultimi anni. 

Il rapporto presenta anche le prime stime globali di omicidi di bambini al di sotto dei 18 anni. Nel 2017 circa 40mila bambini sono stati vittime di omicidio.

Delle 7 strategie proposte dal programma Inspire, solo le iniziative di scolarizzazione hanno mostrato progressi, con il 54 per cento dei Paesi impegnato in campagne di reclutamento di nuovi alunni. 

Solamente tra il 32 e il 37 per cento dei Paesi sostiene di poter garantire servizi di sostegno alle vittime di violenza,  mentre solo il 26 per cento dei Paesi ha promosso iniziative di aiuto ai genitori e ai caregiver.  Non più del 15 per cento dei Paesi ha realizzato interventi strutturali per assicurare ai bambini ambienti sicuri. 

Il monitoraggio sulle violenze ai bambini non manca. Dal rapporto è emerso infatti che la maggior parte dei Paesi (83%) possiede dati nazionali che però non vengono sfruttati come potrebbero. Solamente il 21 per cento dei Paesi si è basato su quei dati per stabilire obiettivi o progettare piani di prevenzione.  Circa l’80 per cento dei Paesi possiede piani d'azione e politiche nazionali, ma solo un quinto ha programmi di intervento interamente finanziati o dagli obiettivi misurabili.

Con Covid-19, di male in peggio

In tutto ciò l’epidemia di Covid-19 ha contribuito a peggiorare le cose. 

Ci sono molte ragioni per temere che durante la pandemia gli episodi di violenza contro i bambini aumentino. 

Se le violenze vengono compiute in casa, la quarantena adottata in molti Paesi può trasformarsi in un incubo per i bambini che sono costretti a convivere con chi li maltratta senza neanche poter contare sul l’aiuto e il conforto di amici o insegnanti. 

Inoltre, l’interruzione dei servizi di sostegno all’infanzia, già precari, ha aumentato la vulnerabilità dei bambini in un periodo, quello della pandemia, già di per se difficile da gestire emotivamente. 

«Porre fine alla violenza contro i bambini è la cosa giusta da fare, è un investimento  lungimirante ed è un traguardo possibile. È giunto il momento di finanziare completamente i piani d'azione nazionali su larga scala che terranno i bambini al sicuro a casa, a scuola, online e nelle loro comunità. Possiamo e dobbiamo creare un mondo in cui ogni bambino possa crescere libero dalla violenza e dar vita a una nuova generazione di adulti con una una vita sana e prospera»  ha affermato Howard Taylor di End Violence Partnership.