Bibite killer. Le bevande zuccherate aumentano il rischio di morte prematura

Il legame

Bibite killer. Le bevande zuccherate aumentano il rischio di morte prematura

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In chi supera le 2 dosi giornaliere il rischio di morire prematuramente aumenta del 21%. Ma anche bere da 2 a 6 bibite a settimana comporta un aumento di morire prima del tempo del 6%
di redazione

Sì alla sugar tax. La posizione di Walter Willett, professore di epidemiologia della Harvard School of Public Health è basata su un semplice calcolo: il costo attuale delle bibite zuccherate non ripaga i danni alla salute provocati dal loro consumo. E Willet parla con cognizione di causa. Insieme ai colleghi di Harvard ha infatti condotto il più ampio studio epidemiologico sugli effetti a lungo termine dei sugary drinks.

I risultati pubblicati su Circulation, rivista della American Heart Association, sono un invito a penalizzare l’intera categoria, dalle bibite gassate, ai succhi di frutti, alle bevande sportive. Perché più se ne beve, tanto maggiore è il rischio di morire prematuramente, soprattutto per malattie cardiovascolari. I pericoli maggiori li corrono le donne. 

Per l’entità del campione coinvolto nell’indagine e la durata del periodo di osservazione, il verdetto degli esperti di Harvard non sarà facile da contestare.

I ricercatori hanno raccolto i dati di 80mila donne e 37mila uomini che abbracciano un periodo di trent’anni. A fornirli sono stati due ampi studi americani, uno sulla salute femminile (Nurses' Health Study dal 1980-2014) e uno su quella maschile (Health Professionals Follow-up Study 1986-2014). Tutti i partecipanti hanno compilato ogni due anni un questionario lasciando informazioni dettagliate sul loro stile di vita e la loro salute.

Dopo aver effettuato tutti gli aggiustamenti del caso, gli scienziati hanno riconosciuto con certezza la deleteria associazione: più bevande zuccherate si consumano, più aumenta il rischio di morte prematura. 

In confronto a chi si limita a sorseggiare meno di una bevanda al mese, chi beve da una quattro bibite zuccherate al mese aumenta le probabilità di morte prematura dell’1 per cento. Va molto peggio a chi manda giù da due a sei sugary drink a settimana: in questo caso il rischio di anticipare la propria dipartita sale al 6 per cento. E così via: aumentano le dosi consumate, aumenta il rischio di morte prematura. I bevitori incalliti con l’abitudine di bere da una a due bevande zuccherate al giorno sfidano la sorte con un 14 per cento in più di probabilità di morire anzitempo. Infine, chi supera le due dosi giornaliere, lattine o bottiglie che siano, aumenta il rischio di morire prematuramente del 21 per cento. 

Senza grosse sorprese, dallo studio è emerso che la causa più probabile di morte associata al consumo di bevande zuccherata è una malattia cardiovascolare. Rispetto ai consumatori saltuari, quelli che abitualmente si svuotano due o più lattine al giorno hanno il 31 per cento di probabilità in più di morire prematuramente per cause cardiovascolari. A ogni porzione in più al giorno le probabilità di non sopravvivere a un problema cardiaco aumentano del 10 per cento. 

Del resto tutti gli studi precedenti avevano preparato il sentiero per arrivare a questa conclusione. Da tempo è noto infatti che un elevato consumo di bibite zuccherate aumenta il rischio di sovrappeso e obesità, di diabete di tipo 2, di malattie cardiache e ictus. 

Mancava solamente l’ultima e definitiva prova per completare il quadro accusatorio. Ora c’è. L’associazione con la mortalità chiude il cerchio e lascia le grandi aziende produttrici di soft drink con pochi argomenti di difesa. 

E se si sostituisce lo zucchero con i dolcificanti artificiali? Gli esperti di Harvard non caldeggiano questa soluzione. Il vantaggio degli edulcoranti artificiali si verifica solo a piccole dosi. In pratica: se si beve una bibita ogni tanto, quella con il dolcificante è meno dannosa di quella con lo zucchero. Ma un elevato consumo di bibite con edulcoranti (quattro al giorno) è stato associato a un maggior rischio di mortalità.

«Questi risultati sono coerenti con gli effetti avversi noti di un elevato consumo di zuccheri sui fattori di rischio metabolici e con le consistenti prove che bere bevande zuccherate aumenta il rischio di diabete di tipo 2, a sua volta un importante fattore di rischio di morte prematura. I risultati forniscono anche sostegno alle politiche volte a limitare il marketing di bevande zuccherate indirizzato a bambini e adolescenti e all’introduzione e incremento delle tasse sulle bevande perché il prezzo corrente delle bevande zuccherate non include gli alti costi per curare le conseguenze» ha detto Walter Willett. 

La strategia della sugar tax non è condivisa da tutti. Ma a sostegno della proposta di Willet arriva un recente studio della dell'Università della California secondo il quale a Berkeley a tre anni dalla sua introduzione, il rincaro sulle bevande zuccherate ha ridotto i consumi del 52 per cento. Nello stesso periodo di tempo il consumo di acqua è aumentato del 29 per cento. A San Francisco, dove non è stata introdotta l’accisa, i consumi di bevande zuccherate sono rimasti stabili. Fa riflettere.